Soprannomi

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Una inopportuna sequela di starnuti affligge il vecchio senza mento, che esorcizza la perniciosa affezione con dei “vaffanculo” e “porcovari”, ben piazzati a siglare le sonore emissioni di vapore virulento. Le chiose si levano nella sala come benedizioni, tra l’indifferenza generale. Un’altra domenica in questo zoo. Pontecagnano oggi è Ponte dei Cani e certamente i divertiti decerebrati anche  oggi si prodigheranno nella ricatalogazione dei campi, trasforrmando Tagliacozzo in Tagliaminchia, San Giovanni Teatino in Teatrino, esprimeranno la loro inventiva nel riscrivere la geografia degli ippodromi: al momento Pontecagnano è all’estero ( come del resto anche Chilivani ) e Albenga è Belgrado. Corre voce che il Thailandese sia partito, lui è un vedovo sotto i 60 che un giorno si prese la briga di mettermi al corrente della sua abitudina di andare a svernare a Phuket accompagnandosi ad una “pellegrina” che allietava le sue giornate. Il trotto montato previsto per oggi alla seconda corsa di Vincennes (già Vicenza, Vincenzo e San Vincent, ma sui campi esteri siamo tolleranti ), non riscuote l’entusiasmo dei giocatori, ed in effetti non gli si può dare torto. E’ una pratica inutile, noiosa e brutta a vedersi. Credo che per la prossima mezz’ora nessuno verrà a disturbarmi per investire il proprio denaro (…investire). La sala è vuota, sono le 14.15 e mancano molti dei personaggi più divertenti, quelli che si sono elevati sopra la massa guadagnadosi il diritto ad un soprannome. Nel frattempo il direttore esce dall’ufficio e sentenzia “DESOLATIO DESOLATII” riscoprendo il gusto per una  lingua morta e sottolineare la solennità del momento. Ma torniamo ai soprannomi, riflettevamo in questi giorni sull’abitudine che abbiamo preso di indicare i giocatori con nomi di fantasia, ci vengono spontanei e gli rimangono appiccicati addosso come macchie indelebili. Mai che un appellattivo coniato da qualcuno sia stato messo in discussione dai colleghi, è così da quando ho messo piede qui la prima volta. Molti appellativi già erano nati, altri sono stati asseganti via via, diversi li ho coniati io stessa ed alcuni sono nati ad opera del CCT (Collettivo Cazzate a Tempo perso). Ovviamente  molti meritano di essere chiamati per nome, è per loro incisivo come fosse un soprannome. La materia degli alias è però più interessante e tra gli storici, dato che non ho nulla da fare e mi va di raccontarlo, c’è Bodlér ( che sarebbe Baudelaire, ma essendo un soprannome il CCT si è espresso in passato deliberandone l’ortografia), così chiamato perché al termine di uno dei suoi sproloqui in materia di corse al galoppo, finì con il litigare con qualcuno e per darsi un tono affermò: “Perché io sono di un’altra, mica come voi, io leggo Baudelaire!”. Di lui si potrebbe scrivere per ore e forse un giorno lo farò, ma ora per buona pace di tutto passerò a Mocio Vileda. Detto Mocio per brevità, è un giandurone dall’età anagrafica non decifrabile, che si corona la pelata con degli improbabili capelli posticci che gli ricadono a mappina intorno alla testa. Intanto Rino arriva e sbircia la mia occupazione con fare interrogativo, gli faccio “ Scrivo, è una cosa che si fa con carta, penna ed un cervello, sostanzialmente”,lui è uno di quelli simpatici.
Tatiana è un ometto che per sua sventura ha la voce di “Chi è Tatiana?!” e per nostra sventura è un antipatico maleducato che quindi si è meritato un nomignolo insulso. Il Porco, va da sé, è un porco che aveva come unico pregio quello di essere amico di un omone dall’aria buona e gli occhi azzurro cielo; con lui improvvisava degli stacchetti musicali cantando Frank Sinatra, ma del vecchietto simpatico non se ne è saputo più nulla ed è rimasto il Porco, che dopo un battibecco con la sottoscritta è schiodato. Il Guernica (soprannome del quale vado molto fiera) è un altro essere viscido che avrebbe potuto tranquillamente essere il Porco2, solo che ha la peculiarità di avere i connotati simili al muso di un maggiolone incidentato ed un’artistica affinità con il cavallo del ben noto Picasso, da cui… Il  Cammello è un signore con palesi segni di demenza senile che sputa come un lama, ha la gobba di un cammello e le gengive di un cavallo. Truffola (o Colpolone) è un capellone sfiammato che fa le pulizie dei treni ed un giorno, per festeggiare un’inaspettata vincita ha misurato la sala a passo di corsa gridando “Truffolaaaa!”. Fuego (ultimo battezzato in ordine di tempo) e Botolo (suo amico e compare), appartengono alla categoria juniores, il primo diventa paonazzo ogni volta che gli rivolgi la parola, il secondo è di facile comprensione. Alla stessa categoria appartengono anche Nucleo e Capsula, due marchigiani che fanno tutto in coppia e sono incapaci di distizioni quantitative nella pronuncia delle vocali. Psyco è il tossico delle slot, che arriva madido di sudore per manifesta astinenza da tintinnìo. Il Sarcofago è il marito della Iole, una ex zitella che ha contratto, con lo stesso, un matrimonio di interesse in età avanzata e che scarrozza il vecchio enfisematoso su una nuova cinquecento che non conosce l’ebbrezza della terza marcia, parcheggiandolo in poltrona per intrattenerci con tediosi consigli su come abbigliarci per coprire i lembi di carne che, a causa del caldo, lasciamo liberi di respirare. Altra vecchina prodiga di insegnamenti è la Nonna, icona di ciò che le sale corse possono offrire. Sarda, 80 e passa anni, spunta appena con la testa oltre il bancone, è un caso anomalo di autoinvestitura, lei si fà propaganda definendosi “la Nonna”. Sotto l’aspetto di tenera vecchina si nasconde l’animo di un Cerbero cattivo, gretto e maligno. Ci sarebbe da rattiristarsi a riflettere su quanto la vita debba essere stata avara con lei per renderla così meschina, ma oggi non è proprio il caso. Vi racconterò di quando ci disse “Che schifo, qua dentro è pieno di vecchi che non si lavano i maròni, piuttosto che andare con uno di loro, mi ci metto il grano e me la faccio beccare dai passeri. Ah ah ah “ (risata satanica a seguire). Intanto il collega in prestito dall’altra agenzia è arrivato ed ha inondato maldestramente il terminale di caffè. Alzo gli occhi al cielo in segno di insofferenza, questo pomeriggio sarà una smorfia ricorrente. A chiudere questa carrellata di varia (dis)umanità, citerei la categoria dei nani: quello Malefico, quello Infernale, Scassolo e il Cugino del Tuono che è un nano di derivazione fantasy, detto così da me e il Mega ( anche i colleghi si meritano dei soprannomi ) per via di due personaggi di una campagna di D&D che erano i Gemelli del Tuono. Abbiamo quindi, i Gemelli Diversi, già sbeffeggiati nel quartiere Corticella, per le loro disabilità mentali; il Principe del Foro, studente di giurisprudenza ciuccio e presuntuoso; l’Arbitro, noto anche come il Topo, per una pregressa attività negli appartamenti; Montegiorgio noto anche come “il fidanzato di Andrea”, l’Uomo Talpa, il Puzzone, l’Argentino, Neo, Skeletor,  Rocco Siffredi e Siffredi2, lo Sfigato (sul quale un giorno mi dilungherò per altre vie…), e tanti altri ancora. Purtroppo l’inesperto e poco brillante “collega in prestito” ( appena insignito di questo meritato titolo) sta combinando i disastri preannunciati dall’infausta asperione di caffeina, ed è necessaria la mia supervisione. La sala si è popolata, sono le 17.21 e se tutto va bene la fasedi noia e scrittura si è conclusa.
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