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Quando ero piccolo m’innamoravo di tutto correvo dietro ai cani
e da marzo a febbraio mio nonno vegliava
sulla corrente di cavalli e di buoi
sui fatti miei sui fatti tuoi

e al dio degli inglesi non credere mai.

E quando avevo duecento lune e forse qualcuna è di troppo
rubai il primo cavallo e mi fecero uomo
cambiai il mio nome in "Coda di lupo"
cambiai il mio pony con un cavallo muto

e al loro dio perdente non credere mai
                   (Coda di lupo – Fabrizio De Andrè)

Questa la canzone di oggi. La canzone dei sogni di bambina, delle domeniche in campagna a catturare lucertole con Giò, delle "stanze basse" e buie in cui ci scoprivamo i visi con le lucciole in un barattolo, del sapore e dell’odore dei libri polverosi, dei passi pesanti di ritorno dalla Messa, delle sbucciature alle ginocchia. Questa la canzone che vi dono oggi, le parole del mio faro. Ho rubato anche io il mio primo cavallo.

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