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Ore 17:40, ero qui nella mia stanza che scoprivo che la sindrome CATCH22 è dovuta, nel 90% dei casi, alla delezione del braccio corto del cr 22 (22q11.2), quando mi ha telefonato mia sorella e nel frattempo è giunto uno strano suono di alert dal computer che da qualche giorno gode di flat. Così ho dato un occhio al blog mentre parlavo con la Ciciu ed ho visto che il mio precedente post aveva ben 6 commenti, un nuovo personalissimo record. Gioirei se non fosse che la metà sono di persone che conosco e vedo tutti i giorni (o quasi), per cui mi sembra ridicolo e superfluo che mi leggano; e l’altra metà, di persone che sono capitate qui per caso e so non ci torneranno mai più perché si sono soffermate nella speranza che io iniziassi a leggere i loro blog. Bene! Sappiate che: 1) Non scrivo questo Blog per conoscere bloggers, far parte di una comunità virtuale, acchiappare ragazzi e/o ragazze o esibire mie presunte capacità letterarie. 2) Non visito quasi mai i siti di chi mi commenta, non mi interessano gli altri, sono egocentrica, presuntuosa, altezzosa, fanatica di me stessa ed amante delle mie opinioni. 3) Le poche persone di cui mi interessano i commenti latitano da un po’ ( e qui devo tirare le orecchie a mia sorella Sissi e a Cristiano). Perché vi dico tutto questo? Perché sono preoccupata ed infastidita da un fenomeno che mi sta coinvolgendo da qualche settimana. Alcune persone che conosco hanno aperto il loro blog di recente e si sono date un gran da fare nella divulgazione dello stesso, la cosa mi fa molto piacere per loro, meno per me in quanto mi sono accorta di essere stata risucchiata nel meccanismo del post che rincorre se stesso, attraverso le pagine di più persone. Un esempio su tutti “La capocciata di Ciccio”. Una sera ero al pub con degli amici ed è accaduta una cosa che è finita sui blog di molti dei presenti…”Normale” direte voi! Non saprei, dato che anche il Canaso, che quella sera era assente ingiustificato, si è associato alla pubblicazione dell’evento. Non so quanto ci sia di sano nel fatto che persone che si vedono, si sentono quotidianamente, si amano, si vogliono bene e quant’altro “dal vivo”, finiscano con il comunicarsi cose tramite un blog….Da un lato potrebbe sembrare carino, ma in un certo senso mi inquieta pensare di non guardare il mio amico negli occhi quando racconta una storia. Da tutto ciò escluderei il Canaso che, con molta parsimonia, posta da prima di tutti noi frammenti di vita che condivide già con gli amici (del resto egocentrico e logorroico com’è non potrebbe astenersi dall’esporre il proprio pensiero a chiunque). “E’ matta!” direte voi, “Lo sapevate!”, vi rispondo io. Perché vi dico questo? Non lo so , ma mi andava di farlo, sarà la fase post-ovulatoria, o la fase del post che di fertile ultimamente ha ben poco a mio avviso. Sono poco acida ultimamente e mi dispiace, perché ho perso un po’ di smalto, ma vorrei recuperare incorrendo nuovamente nel vizioso circolo del post che si rincorre. Giorni fa una persona mi ha chiesto cosa ne pensassi della scrittura, in generale ed in particolare…In realtà lo fece già diversi anni fa riguardo un suo libro..e me ne innamorai. Non tanto del libro, quanto di lui. Mi sento oggi di dargli una ulteriore risposta: le persone scrivono per molte ragioni e, a seconda dell’epoca in cui si vive, la scrittura assume una connotazione differente in funzione del mezzo stesso che si sceglie per divulgarla. Ciò che credo è che tutti coloro che si accostano alla scrittura lo facciano per sé stessi, per raccontarsi, per dar voce a pensieri che resterebbero sepolti sotto il ciliegio del proprio giardino incantato, per guarire ferite profonde, per l’impellente necessità di dar vita a qualcosa che è dentro di loro e chiede a gran voce di avere una vita autonoma. Cosa distingua uno scrittore da uno che non lo è credo sia la pubblicazione, la possibilità di fare di una passione un lavoro e questo dipende dal caso, dal fato, da un milione di cose indefinibili ed incontrollabili. Io scrivo da sempre e controvoglia faccio leggere ciò che scrivo, una sola persona è riuscita a “farmi esporre” e ad insegnarmi che quello che scriviamo dobbiamo farlo leggere. Io non condivido fino in fondo il suo pensiero, ma dopo tante insistenze, l’ho ascoltato. Ora ho questo piccolo spazio, in un mondo che non reputo reale, in cui mi piace scrivere banalità, sciocchezze, poesie, tristezze, delusioni, bugie e verità, tutto in maniera autentica e per me sola. Ma sto divagando, tornando alla domanda del mio amico, beh sì insomma, di quella persona, ci sono da aggiungere un paio di cose su ciò che penso del “bello scrivere”. E’ facile scrivere bene, senza errori, con una perfetta sintassi ed un costrutto logico ineccepibile, ciò che credo sia meno facile sia rendere personale il testo, ciò che non si impara è la creatività, ciò che non acquisisci con la pratica è l’incisività, la capacità di trasmettere il tuo pensiero, sempre che questo interessi all’autore. Sembrerò banale, anzi, sono banale, ma è così. Io non scrivo con genio, non mi interessa farlo, lo faccio per divertimento, come posso fare una partita tekken, o giocare di ruolo, o andare a bere una birra con gli amici. C’è chi lo fa con una creatività degna di pubblicazione, chi con la saggezza manualistica da letterato, chi con la leziosità dell’artigiano (allora sì, hai una paginetta ben scritta, con un inizio, uno svolgimento, una fine, punto), chi lo fa con sofferenza, tanta e così tanta da rompere le palle a chiunque (L’HO FATTO ANCHE IO). E migliaia di persone che lo fanno con migliaia di ragioni, fini e risultati diversi, ciò che non cambia è che lo facciamo tutti con il cuore o almeno con quello che il cuore ci dice in quel momento. E alla fine il vecchio motto per cui “Chi sa fa, chi non sa critica” credo ben si applichi a chi pensa di poter fare della propria preparazione scolastica, il pulpito da cui impartire lezioni non richieste e blaterare una superiorità che può ammirare solo allo specchio. Ed è con lo specchio che vorrei concludere questa mia dissertazione, per tornare allo studio.

“Non capisco cosa vuoi dire a proposito della “tua” strada,” disse la Regina: “qui tutte le strade sono mie”. .  (Lewis Carroll – Attraverso lo specchio)

 

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