Il pensatoio

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Anni fa, quando ero presa dai miei pensieri e non potevo andare a passeggiare in riva al mare, per vederlo lottare là dove si ostina ad affermare la propria identità contro il cielo, sotto l’arbitrio dell’orizzonte, mi accucciavo in un angolo della mia stanza ed indossavo un liso cappello di paglia della falda larga. Quello era il mio pensatoio. Riusciva a contenere il fermento nella mia testa e mi aiutava a rimettere in ordine le idee. Sono passati secoli da allora, ma ho ancora bisogno di guadagnarmi uno spazio in cui riuscire a liberare i pensieri. Oggi mi sono sdraiata sul tavolo della cucina, mentre andava MTV, e mi sono messa a fissare la macchia di caffè sul soffitto. Abbiamo fatto una lunga, lunghissima chiacchierata e mi batterò affinché rimanga lì ancora per un po’, contro le proteste dei coinquilini. Non sono normale, lo so, ma  mi piaccio così, era tanto che non ero me stessa e mi mancavo. Sono tornata ed oggi, mentre il sole guadagnava l’attenzione di qualche umida tegola, ho telefonato a tutte le persone che amo, per dare la bella notizia. Non so cosa sia stato, o forse lo so, l’importante è che sia accaduto. Ho metabolizzato e fatto pace con me stessa, ho insultato quel pallido riflesso di Aurora che si ostinava ad interpretare un ruolo che non le si addice e l’ho ricacciata sul fondo di un vecchio baule, fra le pagine ingiallite di un libro che nessuno mai più leggerà. Tra le telefonate ho scoperto la mia nonna intenta a cucire, la mia cara nonna, con la sua voce sempre così viva quando parla con me, come quando da bambina la chiamavo attraverso la cappetta della cucina “Nonna veni” e lei scendeva giù da me. “La mia prima”, mi chiama così e anche mio nonno lo faceva. Passano gli anni e vorrei che il tempo si fermasse, vorrei poter pensare che non verrà mai il giorno in cui rammenderà solo accanto alla finestra del mio cuore gli strappi che la vita inevitabilmente produrrà. Vorrei che mai venisse il giorno in cui non avrò più nulla da scoprire tra i fornelli spenti della sua cucina. Le donne della mia vita, che meraviglia sono, se potessi avere un pizzico di ognuna di loro, sarei una donna migliore. Dovrei scrivere un poema per elogiarle tutte e raccontare dell’immenso amore che da sempre mi regalano, ma non lo farò qui e non lo farò ora. Ora devo fare altro, metterò la giacca di pelle ed uscirò, aspettatemi che sto arrivando.

 

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