Ragazza dello spazio

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“Sei come tutte le altre” è arrivata gelida e lapidaria. Era estate e faceva caldo, forse avevo anche bevuto un po’, il che ha contribuito a distorcere il suono lungo il condotto uditivo. Il nervo acustico intorpidito ha poi fatto il resto e la musica ha stemperato e diluito l’effetto nel mio cuore. Si è perso poi il ricordo, fossilizzato sotto strati di giudizi, consigli, eventi, sguardi, corse e viaggi. “Taglio netto e direzione opposta” , queste le tue ultime parole amico mio, quella cabina telefonica l’ho trovata e ho trovato anche una comoda panchina, vicino casa, dove andare a leggere ed osservare il mondo che passa sotto il mio naso, come quando ero sola, come quando ero lì nella mia roccaforte di paure e incertezze. Alcune cose cambiano, altre invece non cambieranno mai. Ho trovato quella cabina telefonica ed ho fatto una lunga chiacchierata con me stessa, anzi, in verità non è stata poi tanto lunga, sono bastate poche parole, di quelle che solo noi sappiamo dire a noi stessi. Non sono certa di aver preso la direzione opposta, né di non essere nel calderone come tutte le altre, ma in realtà ciò che ho compreso è che è il tuo giudizio a non ferirmi più. Forse è vero che sono cambiata, anzi, è sicuramente vero. Ciò però non fa di me una persona peggiore, perché poi solo tu mi hai vista così non lo capirò mai…io sono quella che si infiamma ancora ad essere considerata una qualunque, una della tante, e poi proprio tu mi vieni a dire una cosa del genere. Ho sognato che ti prendevo a pugni, il ricordo di quell’affermazione è riaffiorato dopo mesi di silenzio e lo ha fatto in un sogno musicale…C’era un rumore di fondo che non riuscivo a definire, forse il ticchettio di un orologio, forse della musica proveniente da un locale poco distante, seguo il suono. L’ingresso ha il soffitto basso, le luci fioche, il fumo spesso  e i bicchieri sparsi. Orologi a cucù ed un vecchio Jukebox, tu sei lì vicino con il solito CD fatto apposta per me (e per una mezza dozzina di amiche sparse in giro, ma questo lo scoprirò dopo) mi guardi apri il pannello della macchina dei sogni e lo carichi. Ovviamente inizia con “Fuga all’inglese” e prosegue con tutte le canzoni che mi hanno dedicato nella vita, c’è persino “Inevitabile follia” e sul pacchetto del locale, tra un’orchestrina dagli occhi rossi, appare Battiato che canta “La cura”…tu mi passi la custodia vuota del CD e mi dici “Torna sulla terra ragazza dello spazio” io apro quello che da CD si è trasformato in libro, tra le pagine ci sono una piuma ed un biglietto stropicciato del cinema. Tu intanto ti sei voltato ed hai preso il sentiero di mattoni dorati verso il bancone, io ti chiamo e ti dico “Marco dove vai? quella è la mia strada!!” e tu “…non più amica mia, non più!”. A questa affermazione mi lancio al tuo inseguimento ma i mattoncini non ci sono più e tu sei seduto al bancone su una pila di bicchieri di cristallo che io inizio a colpire per infrangere, le schegge scintillanti si disperdono nell’aria rendendola iridescente. Tu mi guardi indolente e mi ripeti che tanto sono come tutte le altre, che non sono più nulla di speciale, allora inizio a picchiarti finché non mi sveglio…

Che ora fai? È un’ora inglese, si va,

agguanta la mia mano e ce ne andiamo…

tanto di noi si può fare senza,

e chi vuoi

che noti mai la nostra assenza…

Ah, ragazza, tu sei bella

ogni giorno di più…

non farti prender dalla sonnolenza

C’interessa, no, questa conferenza

che tanto il tempo passa

anche sotto ai sofà…

Sì che il tempo passa sotto ai sofà,

nemico numero uno

degli aspirapolvere di tutta città,

è là che lui tiene la sua accademia

sotto lo sguardo vitreo

dei bicchieri di Boemia,

e intanto il Comune

cambia colore ai tramways

è che la gente poi ci prende confidenza…

sì, ma di noi si può fare senza…

da-da-da-da-da-da-da-da-da-da…

È tutto un grande addio,

un giorno Gondrand passerà,

te lo dico io,

col camion giallo porterà

via tutto quanto e poi più niente resterà

del nostro mondo…

da-da-da…

La fuga nella vita, chi lo sa…

…che non sia proprio lei

la quinta essenza…

sì, ma di noi si può fare senza…

Sì, tanto il tempo passa anche sotto ai sofà…

(Paolo Conte – Fuga all’inglese)

 

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