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A volte vorrei staccare il cervello e smettere di pensare, mia sorella me lo dice spesso “Ti fai troppi problemi” ed ha dannatamente ragione. Sarà che amo capire le cose, mi piace l’anatomia dell’irrequietezza, andare a fondo nelle questioni e mantenere il controllo sulla mia vita, ho però imparato che non può essere sempre così…o almeno non dovrebbe. Fatto sta che avevo dimenticato come fosse bello fare sciocchezze, non porsi problemi, vivere un po’ a casaccio, parlare di una vecchia trasmissione radiofonica e farsi trovare da un libro che aspettava di essere letto. Ho riscoperto il piacere del freddo, mi mancava sentire gli spilli gelati conficcarsi nel viso, il rossore sulle mani, il tepore delle coperte che non vorrei abbandonare al mattino…e in altri momenti della giornata. Ultimamente non ho molto sonno, mi addormento a fatica e faccio strani sogni. A volte credo sia il clima di questa città a farmi sentire così fuori posto. Desidero sempre il caldo, l’estate, il mio mare ed ho nostalgia del sole di luglio, delle passeggiate all’ombra per il troppo caldo. Il sole fa apparire tutto più reale, accende le emozioni e le fa brillare come preziose gemme. Al sole le cose cambiano, cambia la prospettiva, cambia la percezione dei sensi e il clima festoso ti accompagna ogni momento. L’odore del sole sulla pelle mi fa sentire più viva, più vera… Di questi tempi dovrei iniziare a solcare i cieli nelle notti gelide alla ricerca della stella più luminosa, la stella che è solo mia, quella fatta per me e che mi spetta, ma mentre assaporo il piacere dell’inverno, già rimpiango il caldo dell’estate attraverso questa canzone…
Rubami l’amore e rubami

il pensiero di dovermi alzare

e ruba anche l’ombra di fico che copre

il cicalar della comare

che vedo bianco di calce e pale

pigramente virare

e ho in bocca rena di sogno

nella rete del sonno meridiano

che come rena

mi fugge di mano Che sudati è meglio

e il morso è più maturo

e la fame è più fame

e la morte è più morte

sale e perle sulla fronte

languida sete avara

bellezza che succhi la volontà

dal cielo della bocca

bocca bacio di pesca che mangi il silenzio

del mio cuore

Sud

fuga dell’anima tornare a sud

di me

come si torna sempre all’amor

vivere accesi dall’afa di Luglio

appesi al mio viaggiar

camminando non c’è strada per andare

che non sia di camminar

Mescimi il vino più forte più nero

talamo d’affanno

occhio del mistero

olio di giara, grilli, torre saracena

nell’incendio della sera

e uscire di lampare

lentamente nel mare

bussare alle persiane di visioni

e di passi di anziani

Sud

fuga dell’anima tornare a sud

di me

come si torna sempre all’amor

vivere accesi dall’afa di Luglio

appesi al mio viaggiar

camminando non c’è strada per andare

che non sia di camminar

rubami la luna e levagli

la smorfia triste quando è piena

e ruba anche la vergine azzurra

che ci spia vestirci stanchi per uscire

fresca camicia di seta in attesa

croccante e stirata

per lo struscio e un’orzata

nel corso affollato in processione

la banda attacca il suo marciar

così va la vita

(Vinicio Capossela – Camera a Sud)

 

 

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