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Sono tornata a casa e non so se l’ho fatto il 21, andando a Pescara, o il 29, tornando a Bologna. Mi sento una pianta acquatica trasportata dalla corrente, che allunga le propaggini delle radici per afferrare un tronco, una sponda, una zolla e fondersi ad essa per trovare pace. Anche stanotte ho fissato il soffitto, gli specchi, la porta, la chitarra appoggiata all’armadio, quindi l’armadio, il letto della mia compagna di stanza e le montagne che il suo corpo formava rannicchiato sotto le coperte. Il viaggio in treno mi ha stancata, ero nervosa ed irritabile e l’espansività di uno degli occupanti dello scompartimento mi ha tormentata a lungo. Nonostante tentasse di disporre della mia metà di tenda a suo piacimento, sono ugualmente riuscita a godermi il paesaggio che tanto amo e che mi fa pretendere il “posto finestrino” quando viaggio. Il mare d’inverno è ancor più affascinante che in estate ed ogni volta scopro qualche nuovo particolare del paesaggio. Ieri a Porto Recanati c’era il mercato, si svolgeva in un’area sottostante quello che pareva uno svincolo stradale sopraelevato, a ridosso di palazzine di 3 piani tinteggiate con vivacissimi colori, le cui finestre erano decorate da improbabili cornici dalle fogge che variavano di piano in piano. Sono in piedi dalle 7, risultato? che alle 8:00 ho telefonato ad un amico, svegliandolo, per chiedergli cosa ne pensasse di me…Non datemi mai il vostro numero di telefono e se lo fate, spegnetelo quando dormite.

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