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Ieri sera ho accompagnato a casa un mio amico ( il Canaso accoglierà con disappunto la definizione che mi ostino a dare di lui…), la nebbia era fittissima, specialmente a ritorno. Amo guidare anche con le condizioni atmosferiche più assurde, mi rilassa e mi fa sentire a mio agio l’idea di potermi spostare, l’idea che se volessi potrei puntare verso il casello dell’autostrada (rubando l’auto che in effetti non è mia…) ed andare dove voglio. La strada per casa del “mio amico” la conosco molto bene, ma con la nebbia ha assunto tutto un altro aspetto e la brina gelata sui rami degli alberi conferiva al paesaggio un aspetto spettrale e fantastico mai potuti ammirare prima. La coltre di fitta umidità mi ha affascinata e distratta al punto di farmi sbagliare strada, o meglio, farmi percorrere una strada che ho bandito dai miei percorsi, così sono passata sotto la mia vecchia casa ed un impeto improvviso mi ha pervasa. Il solito desiderio di attacco o fuga con annessa scarica adrenalinica, la casa avrebbe dovuto essere deserta perché il suo abitante mi aveva informata della partenza verso quello che amichevolmente definiamo “il deserto”, ma l’immaginazione gioca brutti scherzi ed io avrei giurato di aver visto una luce filtrare dal lucernario che un tempo fu “il portale dimensionale”. Così ho premuto sull’acceleratore cedendo al desiderio di fuga da quella che, date le mie reazioni, evidentemente percepisco come una minaccia. Mi sono così rifugiata sotto le coperte a scacciare dai miei pensieri le immagini più dolorose di questi ultimi tempi. Non so perché scrivo di questo mio stato d’animo, forse per liberarmene, per esorcizzarlo, per farlo conoscere a qualcuno? Non lo so proprio, ma gli alberi pieni di brina sono un’immagine che vorrei conservare nel cuore molto più delle luci immaginarie che filtrano da una finestra. Il paesaggio era talmente bello che ero quasi sicura di non aver mai percorso quelle strade… strano davvero. Ho notato il grande prato antistante il fabbricato di quella presumo sia una ditta che costeggia la strada, l’insegna luminosa e allegra di un ristorante mai scoperto prima, le luci disposte a creare strabilianti giochi di luci, alcune decorazioni natalizie dimenticate a sbiadire fino a chissà quando ed infine la nebbia che, colpita dai fari dell’auto, appariva come una fitta pioggia argentea. E in questa notte penso a tanto, a tutto e ad una canzone che ho ascoltato al risveglio, penso a ciò che ho sopportato quest’anno e a dolore che ancora mi porto dietro e penso che proprio non potrei sopportare oltre, penso che ormai il peggio è passato e la strada ora non potrà che essere in discesa, così mentre penso che non c’è un motivo valido o che se c’è io non lo conosco, mentre penso che dovrei scrivere di altro, canticchio.
 
 
Oh my heart can’t carry much more

It’s really, really aching and soar

My heart don’t care anymore

I really can’t bear more

My hands don’t work like before

I shiver and I scrape at your door

My heart can’t carry much moreBut you couldn’t care less

Could you

Your face don’t look like before

It’s really not like yours anymore

Your eyes don’t like me no more

They quiver and they shift to the floor

My heart don’t beat like before

It’s never been this lone

No my blood don’t flow anymore

And you couldn’t care less

Could you

Could we stop and sleep for a spare

We can turn this stitch into a ware

And send that old devil back to hell

But we don’t care do we

Baby let’s stop and sleep for a spare

We can turn this stitch into a ware

And send that old devil back to hell

Your back’s not straight like before

You really shouldn’t care in me no more

I’m much too heavy for you

I’m really quite a mess, yes

We just don’t care anymore

We’re cricket and were cut to the core

We’re just not there anymore

But we really don’t care do we

No, we couldn’t care less

We couldn’t care less

Could we?

( The Cardigans – Couldn’t care less )
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