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La stanza sarà stata  di un metro per due, tre file di sedili erano addossate alle tre pareti libere, metà della stanza era ingombrata dal battente della porta che, aperta, lasciava liberi gli sguardi di frugare. La finestra verniciata di un bianco vecchio e logoro, dava su un grosso abete che si innevava a stento. Il freddo era la costante del giorno e lo sarebbe stata anche della notte. Occhi chiari e occhi umidi, occhi persi nel vuoto. Occhi fissi su di un fine. Il corridoio era spoglio, la sala di media grandezza e popolata di attori ben distanti tra loro. Il palco vede in scena un dramma in tre atti, il demiurgo è giovane ed occhialuto, tremante ti conduce in un limbo dorato dove non c’è sogno né dolore. Il secondo atto è al freddo, la vista è sfocata e gli attori sono cambiati. Il dolore è sordo e muto, stavolta gli occhi non ci sono, sono solo mani che cercano, spostano e agitano. Il secondo atto è il più lungo, quello che fa pensare, quello carico di attese e di sorprese. Il secondo atto è quello del dramma che non si compie, delle lacrime che non arrivano. Il secondo atto è mal scritto e peggio interpretato. Meglio il silenzio. Cala il sipario, pausa… Il terzo atto è una farsa, tragicomica e routinaria. Un film muto darebbe l’idea, Buster Keaton è lì, esagera un po’, ma almeno è lì… I mini-ritz sono al 45° e non al 60° livello, per cui tocca scendere lungo una scala gelida e prepararsi al grande freddo. Vuole che avvisiamo qualcuno? Vuole maggior privacy? Vuole un analgesico, del topicida o un te? Opterei per dell’oppio, il topicida è indigesto e l’analgesico ha un brutto nome… del tè non c’è mai da fidarsi. Alla fine il succo di pera è il mio preferito, ma bevo anche ananas e pompelmo. Fa freddo giù in città e i passeggeri sono troppo occupati per capire e vedere, io stessa non capisco e non vedo, ma come sempre canto sotto una coperta gelata. Partirò ancora una volta verso porti sconosciuti, il biglietto l’ho pagato a caro prezzo e stavolta vale imbarcarsi di corsa, fa troppo freddo qui, me ne vado alle Hawaii..

Vado alle Hawaii all’idroscalo non m’imbarcherò mai
Prendo l’autobus scendo all’ippodromo e da lì

Scappi alle Hawaii? Già
E quando arriva l’uragano che fai ? Giro in cadillac con gli hula-hula dell’hi-fi

Caddero giù
sincopati
giù per una scala di blues… 
Tentarono una settima più disperata
No non era quella la serata
Si suonava per la paga
Mentre la malavita
Schioccava le dita
Concita do brazil
Pestava sulle nacchere
Sbuffando “Dura minga così”,
vado alle Hawaii
Stra-Milano goodbye
Fammi un fischio e vengo via
A zonzo con gli indigeni
E i piedi sempre a bagnomaria

Vado alle Hawaii
Da queste parti non ci pagano mai
Prendo l’autobus, un bagno turco e poi da lì…
Vado alle Hawaii
Mi lascio crescere la barba e vedrai
quante femmine
Col paradiso nel tutù

Caddero giù
sbilanciati
colpa di una pinta di rhum
Tentarono una finta di blues disperata
Mentre naufragava la serata
Si suonava per la grana…
mentre la malavita
schioccava le dita
era l’ora dello strip
Conchita tutta in ghingheri
Sbuffava “Dura minga così”

Angelo mio, metanopoli addio,
chiudi il sax e vieni via
A far baldoria ai tropici
A far baldoria ai tropici
A far baldoria ai tropici
Coi piedi sempre a bagnomaria

(Sergio Caputo – Vado Alle Hawaii)

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