Teorema

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Si è conclusa la seconda settimana del corso di formazione per il lavoro che spero andrò a fare al CAF. Il mondo della bisca chiude quindi i battenti e si apre una nuova era della mia vita: l’era del 730. Che mi sarei trovata  a mio agio tra le scartoffie era prevedibile, che davanti ad un computer non facessi casini era fuor di dubbio, che la mia mente brillante arrivasse a capire anche come si calcola l’ICI era scontato, quello che non prevedevo era che mi potesse anche piacere. Speriamo bene, incrociamo le dita e auguriamoci che la mia disoccupazione termini in tempi brevi. Quello che il Canaso ha definito “il Piacione” ha risposto con un “Ci conto” al mio augurio di rivederci a lavoro, purtroppo per lui il rasato andava di moda questa estate, ora sono orientata verso il fascino dell’occhio ridente…ora non resta che stare a vedere cosa accadrà, lavorativamente parlando. Il capitolo della bisca, come vi dicevo, pare concluso (almeno per ora) e l’altra sera la mia presenza è stata reclamata per l’apertura dell’ultimo atto della commedia equina. Alle 18.00 di un piovoso mercoledì si entra in scena in quello che fu teatro di tante gioie e dolori in questi anni. Un giorno forse riprenderò in mano la storia delle menti equine (cfr sezione EQUA-MENTE ), ma questo capitolo della mia vita sembra irrimediabilmente concluso. L’irresponsabile che dirige il posto di lavoro insiste nel trincerarsi dietro metafisici silenzi e tangibili tende di plastica, calate all’uopo sulle disposizioni della DG. Con l’ormai consunto pretesto del ritiro della busta paga, il cui recapito avviene sempre con un mese di ritardo, le “zoccole dure” della resistenza fanno il loro trionfale ingresso in sala al suono di una cavalcata wagneriana. Le tre noccate sulla porta non lasciano presagire nulla di buono ed il nostro direttore del teatrino di pulci lo sa bene, tant’è che anche stavolta dissimula a stento un attacco di panico ed il pallore affiora prepotente sul suo viso. Con finta disinvoltura si alza dalla postazione tentando di far perdere le proprie tracce imbucandosi nell’ufficio aperto a tutti posto a 2 metri dai terminali. A nulla serve il diversivo della tenda srotolata e mentre intraprende una visibile lotta contro i propri intestini, il partenopeo direttore esegue le seguenti operazioni:
1 Si alza
2 si dirige in ufficio
3 srotola la tenda che lo separa dalla postazione lavoro
4 si accende una sigaretta (in ufficio?!?!? Ma erano mesi che non accadeva!!! Ma non c’è il DIVIETO DI FUMO?!?!?)
5 si accorge di aver “cappellato” con la sigaretta e si sposta nel retro
Il tutto mentre tenta di avviare una piacevole e simil-cortese conversazione con le convenute, ma come accade ormai da ottobre non riesce ad articolare una frase di senso compiuto e si limita a ripetere cantilenando una frase a caso. L’ultima volta era “Quattro ore, quattro ore, quattro ore” che sarebbero poi quelle che avrei potuto fare io a lavoro, stavolta è “Tu mettila, l’hai messa? Se l’hai messa… Tu mettila” riferendosi alla mia disponibilità. Io gli ricordo che è il responsabile e che dovrebbe sapere lui cosa dirmi e lui ripete in tono ironico “responsabile? Io? Ma di che?”… che cosa avrà voluto dire?
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