Standard
Non ci sono più, se ne sono andate e non le vedrò più. In parte sono ancora qui, con il loro amore, il loro profumo, il ricordo di ciò che hanno rappresentato per me nel corso di tanti anni, il diverso modo di esserci e amare. A guardarle così appaiono profondamente differenti e forse lo sono, ma accomunate dall’amore che hanno cercato nel mondo e che il mondo ha dato loro solo in parte, diventano simili improvvisamente nell’assenza.
E così mancano ai miei giorni i consigli, gli sguardi, i sorrisi, le paure, le debolezze, l’orgoglio, la dignità, la solitudine e la comprensione di due mamme che ho perso. Una l’ho scelta, per affinità, per destino. L’ho guardata ed è stata con la sua mitezza una presenza costante, un esempio nella miseria, un appoggio nelle delusioni, uno sprone a non arrendermi mai. L’avrei delusa se avesse saputo come mi ero ridotta alla fine? Lei che sempre mi ha vista come una “ragazza speciale”… la sua ragazza speciale. Mi riflettevo in lei pensando che non sarei stata presente alla fine, per paura, per vigliaccheria, per dolore… per inedia. Perché per lei morì quando l’inadeguatezza e l’indifferenza di chi più avrebbe dovuto affiancarla nella malattia, la trasformò in una larva che non poteva più dare un senso ai giorni, quando di lei tutto era stato preso. Un giorno andammo in un luogo, insieme, attraversando una lunga piana, una strada dritta che tagliava un campo di zafferano e così la voglio ricordare. La sua risata cristallina, le prime confidenze, la mia ironia, la sua intelligenza ed un ricordo che per sempre serberò nel cuore, le Thelma e Louise della piana di Navelli, lei così austera all’apparenza e così dolce a conoscerla, ad entrarle dentro, a scoprire sotto la sua pelle le ferite di una vita avara di amore se non quello che a sua volta le donò sua madre. Una piccola donna, mi raccontano: minuta, tenace, fiduciosa, sola… Lei che conobbi attraverso racconti tinti di sole, racconti di lenzuola stese ad asciugare, immagini di mani spaccate dallo strofinare, parole di orgoglio con il suo lardo messo a bruciare sul fuoco per celare le miserie di un tempo lontano. E lei, la mia seconda mamma di questo insegnamento ha fatto lo scopo della sua vita. Celare il dolore, mascherare la solitudine, nascondere la tristezza e nei suoi occhi lessi la delusione quando la mia vita si svuotò di quell’amore che lei aveva cercato tutta la vita e che pensava io meritassi là dove lei ne era stata privata. Lessi i segreti di una donna, quando donna diventai a mia volta, quando avara di sentimenti divenne la mia vita. Grazie Pasquali, per la donna che sei stata, per quello che mi hai raccontato di te, parlando e non, vivendo e morendo, dandomi la misura di ciò che tutti abbiamo il diritto di conoscere, il dovere di cercare, senza accontentarci mai.
L’altra manca e fa male…ma questa è un’altra storia…
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...