La strada scarlatta

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Le idee hanno colore, i pensieri hanno colore, i ricordi hanno colore. I racconti di mia nonna non hanno un colore definito, sono per così dire in bianco e nero.

In bianco e nero sono le foto che ha raccolto dalla scatola dei suoi ricordi per farne una mite compagnìa alla sua nuova solitudine. E’ così diversa sotto questa luce, come se la nonna dei tempi lontani iniziasse a sbiadire proprio come una foto riscoperta a segnare le pagine di un vecchio libro. Così riascolto con la pazienza dell’amore storie già sentite mille volte e con la cura di un bibliotecario imparo le nuove, che lei stessa forse, si sorprende a riscoprire tra le pieghe di chissà  quale ieri. Prende forma a poco a poco la Costiera Amalfitana adorna per una parata di regime. I cortei ordinati e festanti a celebrare una grandezza mai goduta. Sfumano le luci della baia nel fragore del ricordo di un sabotaggio ad una nave le cui scheggie esplose si conficcarono nei palazzi per chilometri. Ora ondeggiano le mura dell’infanzia per un terremoto, ora ride bambina in una sala da pranzo mentre “i grandi” cercano una sorellina scomparsa, ora tremano le scale sotto i bombardamenti. In una minuscola sequenza di foto scattate in spiaggia, Tarzan e Jane vanno al mare, lei ha il pancione ed un prendisole a fiorellini. Mio nonno ha un cappellino bianco nel mio ultimo ricordo di lui in spiaggia, mia nonna ha piedini di fata in scarpe bianche a punta nelle memorie dalla mia infanzia. E’ bella mia nonna ed ha raffinate collane di cristallo, perle e argento ed io, bambina, attingo a piene mani da un variopinto cartone di kleenex convertito in portagioie, custodito nel primo cassetto del comò ricoperto di cristallo. Ora su quello stesso lucido ripiano, verso il quale mi protendevo da piccina, riposano le foto del bel marinaio che le rubò il cuore. Scopro in questo freddo pomeriggio che la aspettava in strada, all’angolo, quando finiva di lavorare, per accompagnarla a casa… la mia nonna moderna. Mi piace immaginarla, giovane ragazza, con il suo passo leggero in calzature di vernice ed un cappellino di feltro rosso, le labbra a cuore ed il vento che le accarezza le onde dei capelli ribelli. Le onde prendono una foggia più ricercata man mano che i toni del viso si accendono, un velo di cipria qua, un tocco di rossetto proibito là, fino a somigliare ad una di quelle foto che un giorno il nonno mi mostrò

“Quando era giovane tua nonna somigliava a lei” mi disse mostrandomi Joan Bennett. Sorrideva in una foto autografata “To Mario”, ad allietare la prigionia negli U.S.A. Custodite in buste ingiallite con l’intestazione della Metro-Goldwin-Meyer ci sono quattro attrici di altri tempi e mi compiaccio nel riconoscerle una dopo l’altra. La più nota è Ingrid Bergman ed io mi sono sempre chiesta se quegli autografi fossero autentici o li avessero apposti le segretarie degli studios. A me piace pensare che lo siano e sono senza dubbio il ritratto di un’epoca lontana, l’icona di sogni color cipria, profumati di rose e al gusto un po’ retrò di cherry. Questo ricordo me ne richiama uno ancora più lontano, quando mio nonno da bambino marinava la scuola per gli spettacoli mattutini del cinema ed io mi rammaricavo che adesso aprissero solo al pomeriggio. “Prendevo la paghetta settimanale, compravo i semi di zucca (…o quello forse era mio padre) e andavo a vedere Charlot”. Mi piaceva riconoscermi in mio nonno, scoprendo di aver ereditato la passione in virtù della quale mi donò quelle preziose foto che a lungo custodii nella cappelliera con il suo berretto della marina. Così custodisco  anche i ricordi di un bambino che vedeva gli gnomi deporre mucchietti di monete negli angoli di una grande  casa e scopro solo ora che quel nonno tanto silenzioso e schivo, non era poi così silenzioso come sembrava. Ora siedo ad un tavolo con colei che vedrò sempre come “la mia giovane nonna” e stento a riconoscerla nei panni di questa anziana signora che, stanca, si consola frugando in una vecchia scatola e mi dice “Era bello tuo nonno… ne avrà avute di ragazze eh? Che dici?”. O mi schiude senza imbarazzo i segreti delle lettere in cui, giovane sposa, trepidava nell’attesa di “Tenerti sveglio una notte intera amore mio, per stare stretti stretti, còre a còre”. E mi accorgo che la luce dei ricordi la consuma, accompagnandola lungo un sentiero che io non posso percorrere, così la guardo ed ho paura del pezzo di cuore che si porterà via quando non sentirò più le sue mani scaldarsi sul pianoforte . E più lei scalda la sua anima al fuoco dei ricordi, più io ho freddo nel sentirla incamminarsi verso una foto in bianco e nero che un giorno guarderò, sfocata.

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