Semiasse rotto

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Il vero problema dei 30 anni non è l’approssimarsi della vecchiaia, l’arrivo dei primi capelli bianchi, la cellulite che si istalla come una qualche malefica utility, le tette che risentono della gravità, l’apparato digerente che arranca, il muscolo scheletrico che si incricca e l’orologio biologico che ticchetta, ma il vero pericolo è la spirale degli aneddoti. Ti ritrovi in mensa, con un gruppo eterogeneo di colleghi, una tavolata che raggiunge anche l’infausto numero dei 13 e scopri che tutti hanno il loro personalissimo racconto su un qualsiasi argomento a caso: dal tamponamento in tangenziale, alla discussione con la cassiera della coop, all’urticante effetto della papaya, al barrito notturno dell’elefante indiano. E mentre sei lì lì per dire la tua, ti mordi la lingua a sangue per non proferire parola e ti senti miserabilmente presa nella morsa del “Vi ho raccontato di quella volta che…?”. Così mi concentro sulla coppa di frutta per poi scoprire che sbucciando mezzo kiwi con coltello e forchetta ho ottenuto il duplice effetto di diventare il fenomeno da baraccone della giornata e distrarre gli oratori del “a me invece è successo che”, prima che anche io finissi come mio padre a raccontare di “Quella volta che tornammo da Roma con il semiasse della mini rotto”…

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