Diario di viaggio parte II

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26/08

La partenza è in dubbio, la Grecia è in fiamme, alla Farnesina un solerte impiegato ci chiede in romanesco “Con che tour operator partite? O siete turisti fai da te?” … mi sembra quasi di sentire il coro ridacchiare “Ahi ahi ahi, no Alpitour?”. Il tizio ci rassicura asserendo che il ministero non sconsiglia assolutamente la partenza, ma suggerisce di evitare le regioni della Laconia e della Messenia. Un grosso incoraggiamento ci viene fornito da un sms del nostro psichiatra personale lo SDF, che recita “Se vi fate riprendere mentre appiccate un incendio e vi vedo in tv, vi do 1 euro”. Così, rassicurati i genitori, al grido di Ελευθερία ή Θάνατος (Libertà o Morte) ci avviamo verso il porto di Ancona. L’attesa per l’imbarco dei veicoli è di un paio di ore, che trascorrono abbastanza in fretta, allietati da un gruppo di ragazzoni slovacchi che alle 3 del pomeriggio cantano e brindano rumorosamente. Verso il nono cicchetto smettiamo di osservarli e quando la sopportazione per l’attesa è al limite, finalmente danno il via alle operazioni di imbarco. L’Olympia Palace ci apre le sue porte, mi dirigo alla reception ed attendo il mio Ambrogio (il Canaso autista) che dopo non molto emerge dalle profondità della stiva. Quando arriva prendiamo possesso della cabina. Carina pulita e spaziosa più di quanto mi aspettassi, il rollio delle onde ci invita alla pennica e dopo un doveroso sopralluogo sui ponti, ci ritiriamo per un pisolino… Il riposino termina verso ora di cena, lo stomaco reclama anche lui attenzione e dato  che la nave concilia enormemente il sonno, devo fare un grande sforzo per cedere all’invito di andare ad ammirare la luna piena stagliarsi contro un cielo nero pece e riflettersi in un mare che non è da meno. L’incanto è rotto dalla preoccupazione che l’umidità mi rovini i capelli (ok non sono credibile, ma non mi va di perdermi in sdolcinatezze). Al bar e in sala conferenze i greci sono assiepati davanti ai televisori per seguire quello che nelle 24 ore di viaggio si guadagnerà il titolo di “tutto il rogo, minuto per minuto”. Della mini traversata Ancona-Patrasso ricordo ben poco: un baklavà di dimensioni enormi gustato appena salita, lo stupore dell’accampamento notturno degli attrezzatissimi passeggeri con il biglietto per il ponte (laddove per ponte si intende qualsiasi superficie calpestabile, sulla quale gli altri passeggeri abbiano la compiacenza di non calpestarti), le immagini degli incendi in tv, una frase ripetuta dall’altoparlante a bordo che suona tipo Kirishkikiri ed il sonno, tanto sonno, mooolto sonno….

 

27/8 Percorrendo il territorio degli Egio Boys

L’arrivo a Patrasso  è tranquillo, a bordo ci confermano che come per le operazioni di imbarco, anche durante lo sbarco accedono al veicolo nella stiva solo gli autisti, mentre il passeggero scende a piedi. Una volta a terra, scopro di essere l’unica idiota che ha osservato questa regola e mentre mi insulto da sola, tento di capire come fare a non essere investita dai camion che sbarcano per raggiungere la fidata CanasoPolo quando sarà avvistata. Per fortuna la intravedo per tempo, la raggiungo in fretta e possiamo lasciarci il caldo appiccicoso del porto alle spalle. Percorsi i primi metri il Canaso mi fa “Chissà come guidano qui in Grecia?” ed io “La guida le definisce fantasiosa”, quasi non finisco di pronunciare la frase che un tassista pensa bene di sorpassarci a destra, incuneandosi tra noi e il maciappiede mentre ci immettiamo su di uno stradone…. Fantasiosa eh?!?! Abbiamo capito che i greci guidano come i napoletani e con questa certezza nel cuore ci avviamo verso Kalavrita. L’Acaia è splendida, il paesaggio montuoso rude e ribelle si schermisce ai nostri occhi che a fatica frugano tra un’asperità e l’altra per poterne ammirare i colori e  le forme. Tra gli alberi che adornano le valli svettano gruppetti di cipressi come cattedrali gotiche della natura (quanto so’ poetica oggi!). E’ tutto bello, semplice e di una naturalezza che non siamo abituati a vedere, persino il Canaso non ne auspica la cementificazione per ottenerne milioni di parcheggi… Le edicole votive segnano il passo del viandante con una frequenza che non avrei mai immaginato, ce ne sono di tutte le forme e colori, i fichi si abbarbicano su per i pendii che costeggiano la strada e che sono incautamente lasciati liberi di franare… Dei massi qua e là intralciano il passaggio, in 1 ora di viaggio abbiamo incrociato un paio di macchine ed una motoretta con sidecar, così quando un gregge di capre ci si para davanti ci viene il dubbio di essere sulla strada sbagliata, ma finalmente dopo chilometri e chilometri compare il primo cartello a conferma della direzione intrapresa. Così ora possiamo dedicare la nostra attenzione alle cose serie, tipo rispondere alla domanda “Ma chi è Alexandra?”. Il manifesto di tale fanciulla campeggia su sperduti pali, tra un tornante e l’altro, e la bionda sorride con aria ebete da cantante di piazza stile sagra della porchetta.  Verso il tardo pomeriggio giungiamo in questo paesino fichissimo a c.a. 700 mt , il Lida Hotel ci accoglie insieme all’ FC Mikonos in ritiro… Un pipistrello tenta di sfrattarci dalla stanza, ma il fresco di montagna e la bistecca di maiale alla griglia avranno la meglio..

 

 

 

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