Diario di viaggio parte III

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 28/08 Volpi assassine

La prima colazione in Grecia è una disavventura, in albergo il buffet sembra apparecchiato per l’FC Mikonos e quando arriviamo una signora ci porta al tavolo 2 caffè e 3 fette di ciambellone  non avendo la cortesia di togliere la pellicola trasparente dai vassoi, così ci accontentiamo di quello che abbiamo sul tavolo e passiamo oltre.

Meta della mattina sono le Grotte dei laghi. Già note nell’antichità e descritte da Pusania, se ne persero le tracce nei secoli successivi per poi essere ritrovate una ventina di anni fa. Ci avviamo seguendo i segnali stradali e confrontando la direzione intrapresa con la nostra fidata cartina. Però delle Cave Lakes non c’è traccia, la guida sostiene si trovino a 16 Km sud di Kalavrita, ma abbiamo superato i 20 e né grotte, né cartelli ci si presentano. Ci viene il sospetto che seguendo le indicazioni di Pausania per le grotte, Shiellman abbia trovato Micene. Dopo un po’ di giri a vuoto iniziamo a comprendere l’attitudine dei greci a smarrire le cose: città, monti, laghi. Ma mettere un cartello? Perché se mi indichi una direzione, quando poi devo abbandonare la via principale NON ME LO DICI?  Ci divertiamo imparando il nuovo gioco dell’estate “trova il cartello”. Impariamo così che la segnaletica è considerata cosa superflua e ripercorriamo diversi km in direzione nord, per poi giungere finalmente alle famigerate grotte. Una solerte bigliettaia ci chiede che lingua preferiamo, ci dà dei depliant delle grotte e ci informa che dovremo aspettare l’arrivo di un altro gruppo per poi iniziare la visita guidata. Attendiamo un po’ nell’atrio finché una ragazzina sorridente che sembra la figlia dell’oste, ci fa un cenno e la seguiamo insieme alla sopraggiunta allegra famigliola. Con noi un’altra coppia che non parla molto, ma sembra bisbigliare proprio in italiano. La fanciulla si rivela essere la guida che ci svelerà i segreti delle splendide grotte, uniche la mondo, con 13 laghi disposti su tre livelli. Prima di entrare ci informa del divieto di fare foto (cosa che mi sembra giusta), e si chiude la porta alle spalle.Iniziamo la visita, prima spiega qualcosa in greco, poi… poi continua in greco e neanche una parola in inglese. Un po’ perplessi  proseguiamo. Le grotte non sono male e se non fosse estate i  laghi con l’acqua dentro sarebbero sicuramente molto suggestivi. La litania che la guida recita prosegue ininterrottamente durante gli stop nei punti di osservazione. Ha un tono stridulo e sembra una pazza isterica, dopo un po’ mi viene voglia di strangolarla, ma sopporto pazientemente finché non tocca il massimo dell’incomprensibilità quando i due bambini del gruppo iniziano a toccare tutte le superfici alla loro portata senza che lei proferisca parola…Tra l’incredulità e il fastidio seguo la comitiva fino alla fine della visita. Quando il giro è terminato ci avviamo verso l’uscita e tornando sui nostri passi incrociamo un nuovo gruppo di visitatori che è tutto intento a scattare foto a qualsiasi cosa. Mi sarei aspettata almeno un richiamo, un consulto della suddetta con la collega (che neanche si distingueva in mezzo al branco), ma niente! Procediamo mentre guardo incavolata questi che scattano foto dappertutto e capisco che in Grecia anche se le regole esistono, nessuno  le rispetta ( o lo fanno solo i turisti scemi…)

Ce ne andiamo dopo aver visto la grotta persa senza laghi,  non aver capito una parola di ciò che la guida diceva e neanche una foto. Direzione Corinto. Ci lasciamo i monti alle spalle, e il primo posto di mare che incontriamo  è uno spettacolo commovente. Xilocastro: viti, ulivi e cipressi adornano villette in riva al mare e vedere gli ulivi a ridosso della spiaggia ha un ché di magico. A Corinto attivo il radar da pesciarola quale sono ed individuo la zona degli alberghi, anche perché la polizia turistica non sa indicarci un albergo diverso dal 400 stelle che ha sotto il naso e ci informa “avevo una fotocopia con una cartina, ma non ce l’ho più…”. Se Patrasso sembra Ancona, Corinto è decisamente come Montesilvano  quindi ne deduco che ad una estremità del lungomare ci sarà una zona prettamente alberghiera. La mia intuizione si rivela fondata ( e geniale) e scegliamo l’Hotel Costantinou, dove una signora strana ci accoglie in quello che sembra l’androne di un palazzo più che una reception.  L’arredo è veramente improbabile: poltroncine a divanetti creano 2 o 3 salottini dagli stili diversi tra loro, passiamo dall’angolo anni ’70 alla seduta stile ‘800, il tutto contornato da cristalliere e controbuffet ricolmi di oggetti di ogni risma, dal classico ansia greco, al fischietto olandese, al cavatappi della Michelin. Ma il vero pezzo forte sono 2 (sì ben due) volpi impagliate che ci fissano, acquattate presso un tavolino di vimini. La camera è pulita, l’aria condizionata c’è,  il bagno avrebbe bisogno di una messa a punto, ma per una notte può andare. Riposino poi cena. Alla gyrosteria che scegliamo per cena il Canaso, dopo 2 minuti di intensa consultazione del frasario, si avventura in una ordinazione in lingua che stupisce persino il cameriere che gli sorride ed ammicca in segno di ammirazione e assenso. Con un sorrisone enorme, fiero di sé afferma “Bene! Non moriremo di fame”. Seduti al tavolo osserviamo che qui le donne non sono afflitte dall’ormai occidentale morbo della “scomparsa dei culi”. Anche le meno giunoniche hanno delle rotondità nei punti giusti ed il rapporto magre/cicce è decisamente spostato in favore di queste ultime. I ragazzi non si voltano sbavando ogni volta che passa una fanciulla un po’ più acchittata delle altre, come sono soliti fare da noi, ma sono tutti presissimi dai bicchieri che hanno davanti. Non sono birre, né cocktails, né liquori, ma hanno l’aria di frappè e sembrano quasi tutti a basa di caffè. Iniziamo così a studiare l’usanza locale di bere frappazzi al caffè a tutte le ore del giorno e della notte. Ai tavoli dei ristoranti non c’è molto movimento per cui ne deduciamo che i greci non mangiano, bevono caffè e fumano. Sì perché da loro il divieto di fumo non c’è (nemmeno in nave) ed un pacchetto di sigarette (qualunque esse siano ) costa 3€ (contro i 2 duty free della nave)! Un po’ stanchi ci ritiriamo in albergo che non è ancora mezzanotte. La tipa della “reception” ci ha fornito la chiave dell’ingresso perché sarebbero andati a letto presto (informandoci contestualmente dell’assenza di servizio di portineria). Controlliamo la macchina, troviamo un parcheggio che non sia funestato dall’alternanza di divieto di sosta in giorni pari/dispari  (che i corinzi non sembrano tenere molto in considerazione) e andiamo a nanna. Il portone del palazzo-hotel non è ancora chiuso e ci viene incontro una anziana signora che un po’ in greco e un po’ in italiano ci chiede di chiudere a chiave il portone istruendo il Canaso a girare la chiave a destra (cioè sinistra) e mandandolo completamente nel pallone…Serrata la porta a vetri che potrebbe tranquillamente essere sfondata con una spallata di un bambino o forzata con una forcina per capelli da una Charlie’s Angels, ma anche da Bosley, ci dirigiamo in camera dove scopriamo esserci un posacenere made in Italy – Fidenza, identico a quello di nonna Canasa. La giornata è stata molto piacevole, ma il meglio arriverà nella notte… Il sonno tarda a venire e nel dormiveglia inizia a farsi sempre più vivo il suono insistente di un citofono. Qualcuno è rimasto chiuso fuori e non si decide a chiamare la polizia o Bosley, così passa un tempo interminabile a citofonare e telefonare, ma nessuno dei gestori sembra dare segni di vita… Capiamo che è un piano ordito dalle megere per farci abbandonare il riparo sicuro della stanza e farci sbranare dalle volpi-vampiro che si animano la notte in cerca di carne fresca e alla fine, stremati da una lunga serie di ipotesi, teorie e dilemmi sull’opportunità di andare o meno ad aprire a degli sconosciuti, cadiamo in torpore.

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