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Uhm, vediamo di capirci: io non mi lamento mai , ma oggi butta proprio male, persino più di ieri che sono rimasta a piedi causa deterioramento più volte preannunciatosi, della batteria della macchina di mia sorella. Alle ore 10:10 parte il treno che dovrò prendere, da quella cessa di stazione di Montesilvano e per una volta mi concedo una mattina libera da ansie e decido di non partire da casa 3 ore prima. Arrivo in stazione alle 10:00 giusto in tempo per fare il biglietto e prendere il regionale per Loreto. Purtroppo l’emettitrice è fuori uso, entrambe le emettitrici vandalizzate sono inutilizzabili e sulle stesse campeggiano le scuse di Trenitalia. Su fondo arancione la compagnia delle Ferrovie dello Stato si scusa ed informa che sarà possibile acquistare i titoli di viaggio a terra, in una delle tabaccherie dell’elenco affisso in stazione. Poco male, non voglio avere fretta e cerco il fantomatico elenco: non c’è. Così affido i bagagli alla Ciciu e mi dirigo fiduciosa alla tabaccheria più vicina, che però non vende i biglietti per il treno. Così torno al binario e confidando nella comprensione del personale di bordo attendo l’arrivo del convoglio. Il capotreno mi saprà senz’altro aiutare, del resto ci sono una trentina di persone al binario e saranno tutte nella mia stessa condizione (salvo abbonati). Così quando il treno ferma mi precipito dalla capotreno e le spiego la situazione, chiedendo se posso fare il biglietto a bordo senza maggiorazione “No, sono 50 euro”. Ok, non posso pretendere che contravvenga al regolamento solo per la mia bella faccia, il rossetto rosso ed il foulard di seta con stupenda stampa anni ’70. Rassegnata abbandono la stazione con l’intento di partire dall’altra con il primo treno utile, anche cambiando destinazione. Decidiamo di passare da casa, che è di strada, e controllare gli orari dei treni, anziché andare dritti alla stazione di Pescara. Acquisto on-line il biglietto per un ESCity che mi porterà ad Ancona ( o in Ancona, a seconda di quale sia la vostra provenienza ), l’unico ostacolo ad una serena partenza è ora costituito dal bagaglio formato regionale che avevo costruito senza paranoie la notte prima. Infatti il treno sul quale salirò è cambiato e le specifiche tecniche che la mia tendenza ossessivo-compulsiva mi impone sono radicalmente cambiate. Non posso salire con un borsone, il portatile, la borsa ed una busta di carta con dentro gli ultimi regali e alcuni prodotti locali che avrei voluto riportare a Bologna, per prolungare il sapore di casa ancora per un po’. In men che non si dica mi ritrovo a disfare i bagagli e giocare a tetris con il contenuto, la borsa viene svuotata, il contenuto ripartito tra la borsa del portatile e il borsone. Alcuni regali riposti nella busta trovano posto sul fondo del borsone, ma alla fine mi tocca cassare diverse cose, tre cui una bottiglia di Rosso del Florano delle cantine Ruzzi, che mi sta proprio sulle palle aver lasciato. Alla fine salgo incazzata nera in macchina, con borsone simil-balla pressata per inceneritore, anzi termovalorizzatore e Ciciu sopporta in silenzio le mie invettive verso tutti gli utenti della strada che incrociamo. La saluto pregandola di non accompagnarmi al binario e per la prima volta in 5 anni acconsente senza proteste. Le stampo un bacio sulla guancia e nell’allontanarmi le imbratto il cappuccio della giacca nuova che le hanno regalato a Natale, con il malefico rossetto con cui oggi ho deciso di darmi carattere… Che disastro! Oggi proprio non va e  la giornata è appena iniziata. Informo i compagni di viaggio che mi raccoglieranno “in” Ancona del mio pessimo umore ed entrambi (lui e l’ego spropositato) affermano senza tema di smentita che sapranno placare lo stronzo che mi divora. Lo spero, anche perché il viaggio fino a Bologna sarà lungo e voglio evitare di trascorrerlo in preda al nervosismo parossistico della mattinata. Ora sono al mio posto 21, carrozza 7 placidamente sprofondata in un comodo sedile, il riscaldamento funziona, l’iTunes riproduca Time after time nell’interpretazione di Norah Jones, siamo ripartiti da San Benedetto del Tronto (dove peraltro ignoravo questo treno fermasse) e tra 38 minuti dovremmo essere in stazione, già mi sta salendo l’ansia da discesa, ma con quella credo dovrò convivere ancora un po’ in questa mia sgangherata esistenza.

 

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