Equamorte

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Quello bassino ha gli occhi azzurri, fuma accanto alla porta a vetri che si apre su un piccolo cortile delimitato da un muschioso muro di cinta. Lo sguardo vaga da un orizzonte all’altro, lui non  guarda, non guarda  mai dritto negli occhi; vagano, i suoi, delimitando il perimetro del suo essere. Non oltre, lui non sconfina, a te non è concesso penetrare. La briglia che si è imposto lo contiene nei suoi baratri. Si apre dietro gli occhi cerulei un mondo in movimento, nessuno può guardarlo, lui non vuol vederlo, lo sente muoversi, strisciare e scalpitare nella notte, nel petto, nei reni, nei polmoni. Gli alveoli fumosi pompano aria pesta, presto lo tradiranno complici gli eccessi di una vita chiacchierata. Si dice di lui, si dice qualcosa di tutti in questo posto, lui di sé non dice, non sa, non vuol sapere. E’ per questo che lo sguardo è assente; la distrazione cancellerà gli anni, rimuoverà gli errori. Lui parla ma non dice, ascolta ma non sente, è lì e attende che accada e finalmente qualcosa accade. L’orologio oggi segna un’ora nuova, un’ora non prevista dal quadrante. Cambia la prospettiva, ma il nuovo gioco non gli piace. E’ nato perdente e la posta in gioco stavolta è la sua vita. Se perderà sarà per sempre, quando perderà sarà per sempre. Ma fino a quando giocherà avrà un motivo per guardare l’ora.  Il gioco a poco a poco si prende tutto, si prende gioco di lui, abbatte le barriere e lo confina in un perimetro nuovo, quello del ricordo tumultuoso che si guadagna il passo attraverso la laringe. Adesso dice. Dice di quando “rosa, rosae, rosae, rosam, rosa, rosa” era una vita intera. Una declinazione di speranze, una genesi di apparenze. Dice del suo sesso solitario e guarda negli occhi chi lo ascolta come se avesse appena chiesto l’ora. Adesso parla di sé, ma non è più in sé. Poi un giorno cade a terra convulso, mentre qualcuno distratto lo tiene, le mani, i piedi, senza guardarlo in faccia, svogliatamente, senza capire che alla fine si muore. Il gioco finisce per tutti, anche per il piccoletto con gli occhi azzurri, coi denti d’oro, con l’alito pesante. Il gioco finisce in solitudine ed anche il bassino che non parlava di sé raccontò alla morte la sua storia e la Morte, come sempre, la trovò noiosa.
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