Epifanie

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C’è foschia stasera, annuso l’aria dal balcone mentre guardo l’umidità affoscare i palazzi circostanti: peperoni… rossi… fritti. Mi appare il piatto pesante di mia nonna, quello bianco con una macchiolina gialla sul bordo, che non va via. E’ poggiato sulla cucina, coperto da quello verde in vetro trasparente, lo scopro e trafugo una forchettata dei peperoni rossi che ha fritto nella mia fantasia questa sera, ci sono anche le olive di Gaeta e i capperi che gli dànno quel tocco in più che a mio nonno piaceva tanto. Non si affaccenda  più tra i fornelli come prima da quando nonno manca e la sua cucina non è più una prelibata scoperta. Sono ormai  rare le volte in cui facendo capolino nel cucinino posso scorgere caccavelle misteriose. La domenica mattina sul fuoco lento pippiava il sugo nella pentola di terra cotta, basilico in estate, cannella in inverno e quella pozione miracolosa tingeva di rosso tagliatelle corpose che in rare occasioni si sposavano ad una forchettata di ricotta. “Mia mamma le mangiava così” dichiarava con orgoglio partenopeo prima di emulare le abitudini alimentari di cotanta genitrice… L’odore però è svanito e le epifanie con lui, rientro in casa un po’ malinconica e con una bizzarra e inappagabile voglia di peperoni della nonna.

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