Il cuore rallenta

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Guardò sopra di sé le assi di legno del tetto, poi chiuse gli occhi. L’aria era calda, profumata di terra, il poco fieno che le faceva da giaciglio le pungeva la pelle e si accorse che quegli aghi contribuivano a farla sentire viva. Era viva, lo sentiva dal canto delle cicale, dal cinguettio degli uccelli, dallo scampanare della chiesa. Campane a festa, cariche di dolore e di morte. Riaprì gli occhi ma stavolta vide sopra di sé una gloriosa volta, il fienile era proteso verso il cielo e come una cattedrale gotica celebrava la grandezza di Dio e di quell’istante pieno di ogni cosa. Sfregò le gambe ancora umide tra di loro ,  inspirò la polvere e l’umidità che esalava dai loro corpi esausti e pensò a suo fratello, morto in chissà quale trincea, tra quali e quanti corpi esanimi, ammucchiati nel fango, al freddo, forse in una posa scomposta come la sua ora. Pensò e riaprì gli occhi, un’ape si era posata sul suo ginocchio sollevato, Pungimi, pensò, Pungimi e fammi sentire che sono viva, che provo, che esisterò ancora. Provava un tumulto di emozioni in quel momento, catturò con gli occhi un raggio di luce che filtrava tra due assi, lo strizzò tra le ciglia e questo si scompose in un dedalo di colori, poi passò oltre, come il tempo, come la paura, la morte, la guerra. Aprì gli occhi e si girò su di un fianco, lui era lì disteso accanto a lei, le intemperie ne avevano mutato l’espressione, forse era stato il tempo, forse la paura, la fame, la lotta, la fuga, la lontananza… Il sole era ormai basso sui tetti, lei era ancora distesa nel fieno e pensò che quel momento era il momento perfetto, che mai più le sarebbero accadute così tante cose tutte insieme, tutte in un solo giorno. Mai più le sarebbe capitato di pensare ad un giorno diverso da quello; il giorno che le aveva strappato il cuore per poi restituirglielo, il giorno che l’aveva riconsegnata alla vita, alla libertà , all’amore.

Poserò la testa sulla tua spalla

e farò

un sogno di mare

e domani un fuoco di legna

perché l’aria azzurra

diventi casa

chi sarà a raccontare

chi sarà

sarà chi rimane

io seguirò questo migrare

seguirò

questa corrente di ali…

(Khorakhané – Fabrizio De Andrè)

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