Dio è nella pioggia

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“…ricordo come iniziò a cambiare il significato delle parole. Parole come allarme e sicurezza  diventarono spaventose, mentre parole come risanamento e ronda anticrimine divennero potenti, ricordo come diverso diventò pericoloso…”

In tanti luoghi e molte epoche sentiremo queste parole, con forme nuove e lingue diverse, cambieranno le contingenze, i pretesti, ma la sostanza no. Mia nonna mi raccontò un giorno di uno dei tanti gruppi di ebrei deportati, spinti su di una camionetta: “Saranno stati una trentina, uomini e donne e a spingerli c’erano 2 soldati armati…. Perché? mi chiesi, perché non si ribellano? Sono 30 contro 2, perché?”. La paura ti rende inerme, più di ogni altra cosa….

Ricordo le prime ondate di immigrazione della mia infanzia, all’epoca erano semplicemente “stranieri”, prima dell’europa unita e del nascere di espressioni più o meno spregiative quali “questi dell’est” o “extracomunitari” . All’inizio erano per lo più africani, neri, vu’ cumprà… puzzavano, non si lavavano, gli autobus non si potevano più prendere e la loro povertà rimpinguava le fila della malavita organizzata. Sono passati più di venti anni ed ora dalle mie parti, città di mare, i vu’ cumprà storici, i primi immigrati, sono ormai un’istituzione, i giovani si sono guadagnati l’affettuoso appellativo di “ragazzi africani”. Le nonne ormai li riconoscono come studenti che spesso passano la stagione a vendere pietre dure e bigiotteria sulla spiaggia ed hanno imparato ad ammirare le vesti variopinte delle loro donne, che dopo tanto li hanno raggiunti. Circa un decennio dopo ci fu la seconda ondata. Gli scafisti abbandonavano sulle nostre coste una varia umanità, reduce da una guerra fratricida che aveva sconvolto i vicini Balcani. Alle ragioni che spingevano questi slavi nel nostro paese non si fece mai molta attenzione, ma erano musulmani, fastidiosi, stupratori, assassini. Una cosa era certa, loro avrebbero rimpinguato le fila della malavita organizzata. Trascorso un altro decennio, durante il quale abbiamo assistito ad un continuo mescolarsi di popoli: africani, sudamericani, asiatici, mediorientali, slavi,  si è giunti alla nuova caccia alle streghe. Stavolta sono i rumeni…..

Eppure quando si pensa agli ebrei deportati e ai neri d’America schiavizzati, quando le repressione armata in Tibet miete vittime a tutti noi sembra un’assurdità…abbiamo veramente bisogno di un campo di cotone per riconoscere uno schiavo?

Sento ragazzi di 20 anni parlare di “tolleranza zero” e questo sì mi fa paura…non vedere quanto pericolo ci sia dietro l’angolo, quanto facile sia travalicare il confine del lecito, quanto il passo sia breve prima che qualcuno inizi a calpestare i diritti degli altri, questo sì mi fa paura.

Qual è oggi il prezzo della libertà?  Svenderemo la nostra libertà in cambio della sicurezza? La paura che ci stanno instillando ci renderà schiavi? La paura ci renderà inermi?

“Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio, all’interno di quel centimentro siamo liberi…

Tutto di noi finirà, tranne quell’ultimo centimentro, un centimentro è piccolo ed è  fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere, non dobbiamo mai perderlo o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino…” Alan Moore ( versione tratta dal film V for Vendetta)

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