Ti ho imparato

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Buongiorno caro amico mio, oggi voglio stupirti come solo io so fare e dedicare a te, tutto a te, questo post. Perché mi manchi un po’ (poco si intende), mi manca il nostro bicchiere di vino (perché una volta era birra ma mi sei diventato un sofisticato winebarista), mi mancano le nostre dissertazioni politico-religioso-filosofiche (sì quelle in cui abbiamo coinvolto financo mia mamma), la tua mirabile collezione di improbabili singoli in edizione jappa dei Radiohead, la tua profonda conoscenza di alcuni gruppi e la sconcertante ignoranza di altri, i tempi in cui mi assistevi nel maldestro uso del PC (oggettivamente durata poco perché poi l’allieva ha superato il maestro come d’abitudine…). Insomma, l’altro giorno ero qui e pensavo che avevo voglia di un bicchiere di vino in compagnia e, senza fare torto a nessuno, ho pensato ad un vecchio compagno di sbronze della mia città ed ovviamente ho pensato a te…Domani sarò lì ed in settimana potremo rinverdire vecchie abitudini e mi accorgo ora di come, dopo 17 anni di conoscenza (una vita se ci pensi), le persone che ci vedono insieme ci guardano sempre con lo stesso stupore… Lo hai mai notato tu? Ormai ci vediamo un paio di volta l’anno (quando va bene), causa incomprensioni, casini miei o tuoi, bisogno di non vedere nessuno o di stare soli, disperato tentativo di chiudere con il passato o desiderio di fingere che questo non esista e che il tempo nel mezzo non sia trascorso, ma quando accade e qualcuno ci vede è sempre lo steso sguardo indagatore e interrogativo della sera a casa di Daniela, un misto tra “Cosa ci fate voi qui?” e “Ma perché voi vi sentite ancora?”… e mi fa ridere, perché solo io e te sappiamo, questa amicizia è solo nostra, mia e tua, separatamente e insieme…sai cosa intendo. Ed è separatamente ed insieme che abbiamo custodito questo sentimento tra alti e bassi, odio e amore (ma soprattutto odio), simbiosi e lontananza. Non sarà più come un tempo, ma ora posso dirlo, dopo qualche anno da quando ne parlammo, diverso può essere bello, non ho più dubbi..

E la ragazza dello spazio ha fatto davvero ritorno….

La zelda’s select di oggi prende spunto da un libro importante:

La ragazza dello Sputnik di Haruki Murakami  ed il brano che invio nell’etere è

C’era un tipo che viveva in un abbaino

per avere il cielo sempre vicino

voleva passare sulla vita come un aeroplano

perché a lui non importava niente

di quello che faceva la gente

solo una cosa per lui era importante

e si esercitava continuamente

per sviluppare quel talento latente

che è nascosto tra le pieghe della mente

e la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle

dalla finestra nel tetto con un messaggio

voleva prendere contatto, diceva:

“Extraterrestre portami via

voglio una stella che sia tutta mia

extraterrestre vienimi a cercare

voglio un pianeta su cui ricominciare

Una notte il suo messaggio fu ricevuto

ed in un istante é stato trasportato

senza dolore su un pianeta sconosciuto

il cielo un po’ più viola del normale

un po’ più caldo il sole, ma nell’aria un buon sapore

terra da esplorare, e dopo la terra il mare

un pianeta intero con cui giocare

e lentamente la consapevolezza

mista ad una dolce sicurezza

“l’universo é la mia fortezza!”

“Extraterrestre portami via

voglio una stella che sia tutta mia

extraterrestre vienimi a pigliare

voglio un pianeta su cui ricominciare!”

Ma dopo un po’ di tempo la sua sicurezza

comincia a dare segni di incertezza

si sente crescere dentro l’amarezza

perché adesso che il suo scopo é stato realizzato

si sente ancora vuoto

si accorge che in lui niente é cambiato

che le sue paure non se ne sono andate

anzi che semmai sono aumentate

dalla solitudine amplificate

e adesso passa la vita a cercare

ancora di comunicare

con qualcuno che lo possa far tornare, dice:

“Extraterrestre portami via

voglio tornare indietro a casa mia

extraterrestre vienimi a cercare

voglio tornare per ricominciare!

Extraterrestre portami via

voglio tornare indietro a casa mia

extraterrestre non mi abbandonare

voglio tornare per ricominciare!”

                                                               ( Eugenio Finardi – Extraterrestre )

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