Cani al guinzaglio

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Sono “emigrata” dalla mia città natale nel 2002. Vivo a Bologna e se non sapessi di poter rivedere i miei cari quando voglio, impazzirei. Mi muovo in autobus e a piedi e quando incontro qualcuno lo guardo negli occhi. Mi chiedo spesso cosa ci sia dietro gli sguardi più disparati che incrocio: nostalgia? Solitudine? Gioia? Stanchezza? Tristezza? Le mie domande restano senza risposta, ma di una cosa sono certa: non si lascia il proprio paese per il puro gusto di farlo.
Pacchetto è una parola che mi fa pensare ad una carta naive e ad un fiocchetto argentato, che celino solitamente un petit cadeau, un gioiello forse… Pacchetto è anche un insieme di norme e provvedimenti. Questo secondo pacchetto non nasconde nulla di prezioso e ci inculerà tutti.
Vengono dibattuti, e approvati, in questi giorni gli emendamenti al famigerato e “mal capito” Pacchetto Sicurezza che ci salverà dall’immigrazione clandestina e dalla correlata criminalità. FINALMENTE!! Era ora che qualcuno facesse qualcosa in merito e sono veramente sollevata dalla solerzia con cui la Lega Nord in primis, (ma il  PdL  non in secundis) farà sì che non facciamo la fine degli Indiani.
Indiano riserve immigrazione 
 
Certo che più passa il tempo, più questo Governo mi mette di fronte alla mia ignoranza. Per anni ho vissuto nella convinzione che Pellirosse, Indios, Inca, Aztechi, fossero stati sterminati e conquistati, passati a fil di spada ed estinti a suon di cannonate. Ma è evidente che fosse tutta una bufala, anche questa ce l’avevano spiegata male, come l’emendamento al cadeau approvato ieri in Senato. Le vigenti norme prevedevano che i medici non fossero tenuti in passato a segnalare l’accesso di un immigrato irregolare al servizio sanitario nazionale e così denunciarlo. Ora questa violazione del diritto del medico ad esercitare il suo ruolo di integerrimo delatore è svanita, poiché d’ora in poi il medico dovrà denunciare il reo alle autorità. Infatti non dimentichiamoci che adesso pascolare irregolarmente su suolo italiano è reato e pure retroattivo !
Imperversano da ieri le polemiche di quanti (come la Lega afferma senza sosta) hanno capito male la norma o gliel’hanno spiegata male (come alla Gruber…nota cerebrolesa del panorama giornalistico italiano, che ha bisogno di un leghista esplicatore), infatti durante la trasmissione Otto e mezzo il senatore Sandro Mazzatorta riporta il dibattito su di un piano più sensato ricordando che la preoccupazione di chi al SSN è addetto, rispetto al rischio prodotto dalla defezione alle cure dei migranti è “…comprensibile dal punto di vista dei medici, ma noi facciamo un altro lavoro. Noi abbiamo il dovere di combattere l’immigrazione clandestina”. Che sciocchini questi medici, ma non lo sanno che il ministero della sanità non esiste neanche più, che è stato accorpato a quello del lavoro e delle politiche sociali? Che il loro ministro non è Sacconi, ma Brunetta? Che l’unica preoccupazione dello Stato è che in quanto dipendenti pubblici timbrino il cartellino e non saltino il tornello? Non possiamo mica pretendere che i senatori comprendano problematiche quali l’epidemiologia del cervicocarcinoma nell’Africa sub sahariana, o che le donne in parlamento e senato si incazzino perché ancora una volta in Italia si percorre la strada che porterà a far infilare ferri da calza nell’utero di una donna.
Siamo seri, non comportiamoci come se l’Italia avesse mai regolamentato il diritto di asilo. Di fatto, pur avendo aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, siamo fermi alla legge del 1990 (emendata nel 2002 Bossi-Fini ed attuata nel 2005…con comodo), persino Amnesty International lo ha sottolineato e a nulla serve che la nostra Costituzione all’articolo 10 comma 3 reciti:
 
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
 
Diciamoci la verità noi gli immigrati non li vogliamo. Inutile parlare di flussi regolarizzati, capacità di accoglienza, disperati ancor più disperati, aiutarli nel loro paese, che delinquano a casa loro, che se noi andiamo là non possiamo fare quello che ci pare, che tra un po’ clandestini saremo noi, che ci tolgono il lavoro, la casa, i diritti, che ci stuprano le donne, ci rubano i bambini, assaltano le ville, spacciano, ammazzano e sono clandestini, brutti, sporchi, poveri, puzzolenti,ignoranti e insudiciano con la loro presenza le nostre linde città.
Mai nessuno che abbia la faccia dire questa semplice verità. Che c’è di male? A me stanno sui coglioni  ferraresi e leghisti, dovrebbero bruciarli al fosforo bianco, come a Gaza. Io non mi lamenterei mica, e son sicura che se ci mettessimo in 15 in una stanza con il potere di lanciare missili stermineremmo 2/3 dell’Italia in una giornata di delirio campanilista, figuriamoci accogliere profughi o poveracci di altri paesi! 
Purtroppo però dobbiamo confrontarci con l’inaspettata civiltà dei lampedusani che da anni conoscono il dolore di popoli perseguitati e afflitti da disdicevoli eventi che sventuratamente gli consentirebbero, in un paese civile, di godere dello status di rifugiato. Pare infatti che a Lampedusa  ci si commuova facilmente di fronte al dramma dei negri che vogliono entrare in Italia e forse si sentono le mani sporche di sangue per gli accordi stipulati in questi anni con la Libia che prende i migranti attraverso il proprio paese e li detiene in appositi campi che abbiamo sovvenzionato e nei quali si perpetrerebbero abusi e torture (così come denunciato da più rapporti internazionali). Anche qui abbiamo avuto i nostri 5 minuti di notorietà e ci siamo attirati l’attenzione di Amnesty International che si è espressa contro il respingimento in Libia di potenziali rifugiati politici, ma del resto dopo la nave della Cap Anamur ed il processo ancòra in corso per favoreggiamento nei confronti degli ufficiali di bordo come fanno a stupirsi ancora? La posizione dell’Italia è chiara e non è colpa di chi è al governo che fomenta le paure dei cittadini, l’ansia di sicurezza è spontanea, basta girare per strada e tendere l’orecchio ai discorsi che si fanno, il nazionalismo permea tutto il permeabile, non si tratta di altro… Siamo meschini e gretti, vogliamo rivendicare il nostro diritto a fotterci da soli, a fare dell’Italia ciò che vogliamo, a tenerci una classe politica corrotta, a mangiare pizza connection e scendere in piazza solo quando vinciamo il mondiale, a riconoscere la mano di Dio nella permanenza di Kakà al Milan, a credere che sia un merito essere nati a questa latitudine e pensare di aver esercitato un nostro diritto dando fuoco ad un barbone…sorry !clochard , adesso siamo politically correct anche quando spaliamo merda, quindi chiameremo le cose brutte con bei nomi affinché ingoiare l’ennesimo boccone amaro appaia meno indigesto, affinché non si capisca bene che gli immigrati hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di camminare per le strade di tutto il mondo in virtù del fatto che non siamo bestie, che non possiamo assicurare nessuno al proprio territorio con un guinzaglio ergendoci a guardiani impietosi delle frontiere, che gli Stati, le Nazioni, i Regni, gli Emiri, le regioni sono convenzioni, che siamo tutti umani e terrestri e che questa mentalità medioevale è in chiaro contrasto con ogni principio di umanità e buon senso. I principi di cui fingiamo per perbenismo di volerci fare portavoce, gli stessi che portano i benpensanti ad ergersi a difesa della vita (vegetale di una ragazza in coma) e non di quella di chi è vivo e muore, per un’idea, una fede, un colore di pelle o un sesso sbagliati, beh quei principi non esistono…
Ed oggi sì, mi pesa vivere in questo pese ed essere italiana, mi fa male guardarmi intorno e sentirmi impotente mentre tutto va a rotoli, mentre tutto precipita in una direzione che non vorrei, mentre nessuno vede oltre la punta del proprio naso. Mentre per l’ennesima volta ascolto la frase “Sì, rimandateli tutti a casa”. Così, in attesa che il Cota di turno ci ripeta che abbiamo capito male, chiudo come di consueto con una canzone che non è la scelta più prevedibile ma che riassume bene il mio pensiero, i miei sentimenti e le mie riflessioni. La natura raminga è insita nell’uomo, sia che cerchi una patria, che un ideale…
 
Nomadi che cercano gli
angoli della tranquillità
nelle nebbie del nord e nei
tumulti delle civiltà
tra i chiari scuri e la monotonia
dei giorni che passano
camminatore che vai
cercando la pace al crepuscolo
la troverai
alla fine della strada.
Lungo il transito dell’apparente dualità
la pioggia di settembre
risveglia i vuoti della mia stanza
ed i lamenti della solitudine
si prolungano
come uno straniero non sento
legami di sentimento.
E me ne andrò
dalle città
nell’attesa del risveglio.
I viandanti vanno in cerca di ospitalità
nei villaggi assolati
e nei bassifondi dell’immensità
e si addormentano sopra i
guanciali della terra
forestiero che cerchi la
dimensione insondabile.
La troverai, fuori città
alla fine della strada.
                                                          (Franco Battiato – Nomadi)
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