Watchman: il film

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E’ impossibile commentare il film prescindendo dalla graphic novel da cui è tratto.
Non sono una purista dell’adattamento, mi sono sempre trovata a litigare con chi lamentava, in passato, tagli e manomissioni alle trame in favore di una più fluida sceneggiatura, ma quando ci si accosta a quelle opere che appartengono al gotha dell’arte bisognerebbe fare molte attenzione.
La mia generazione ha lottato a lungo per lo sdoganamento di quelle che troppo a lungo sono state considerate arti minori o forme espressive di serie b ed è partendo da questa necessaria premessa che cerco di capire se questo film renda o meno giustizia alla storia tanto amata. Watchmen è una racconto terribile che affronta insieme una moltitudine di tematiche, citarne alcune farebbe torto alle altre e a tutte le sfumature che sicuramente non ho colto. Ciascuno di noi si accosta alla lettura con il proprio bagaglio di esperienze e la filtra attraverso la propria sensibilità, questo porta il singolo a ritenere alcuni aspetti di una storia più appassionanti di altri, le inclinazioni personali non possono però adombrare il significato profondo che un autore trasmette con la sua opera. In questo caso il romanzo è corredato dalla forza della rappresentazione visiva che ne amplifica il significante. E’ quindi da lettrice della graphic novel che mi chiedo se il film sia stato o meno un esperimento riuscito. Visivamente il film è stupendo, non avrebbe potuto essere diversamente laddove le immagini ricalcano i disegni, pregevoli sono anche i reinserimenti delle tavole in momenti diversi (ad esempio il dott. Manatthan che cammina sull’acqua, sostituito dal modello dello spot televisivo che il Comedian guarda durante le prime scene del film) o il richiamo alla cultura anni ’80 (Warhol e Bowie). La sensazione è che il processo creativo si esaurisca con i titoli di testa che ben assolvono al gravoso compito di riassumere l’era dei minuteman, per poi lasciare il passo ad una sempre crescente mortificazione delle intenzioni di Moore-Gibbons. Non starò a raccontare cosa sia Watchmen (il romanzo) a coloro che non hanno mai avuto l’intenzione di leggerlo (chi l’ha avuta e non lo ha fatto è imperdonabile e chi non ne ha avuto occasione è da compatire), però mi chiedo cosa sia questa opera filmica che prende quella che Terry Gilliam ( che a lungo ha accarezzato l’idea di trarne un film in 5 episodi) definisce la “Guerra e pace dei romanzi grafici” e ne fa un qualcosa che è a metà tra la perfezione e il grossolano errore. Assodato che la trasposizione cinematografica delle tavole dei fumetti ( vedi Sin city e 300) porti ad un risultato affascinante, reso possibile dalle sempre più crescenti opportunità offerte dalla computer grafica, quanto è meritevole chi prende l’immaginario bell’e pronto di un altro, lo usa ottenendo così delle immagini fortemente suggestive e ne disperde i contenuti trasformando la crudezza in crudeltà? Rorschach si sarebbe mai accanito con un’accetta sul cranio dell’assassino della bambina scomparsa? No. La natura giudice che possiede e che gli fa scegliere un comportamento divino, collocandosi al di sopra della società  (Leveranno lo sguardo gridando “Salvaci!” e io dall’alto gli sussurrerò “no”) fa da contraltare al Dio-Manatthan che dal suo freddo osservatorio, lontano dal tempo e dallo spazio, alla condizione umana non può più accedere. Della condizione umana (che con gli eroismi non ha nulla a che vedere) e della sua disperata miseria, della cui dolorosa comicità il Comedian coglie tutta la veridicità scevra da moralismi, nel film non c’è traccia. Ho sentito parlare di “aspetto umano e frustrazione degli eroi” da chi ha visto il film senza leggere prima il romanzo e mi chiedo come sia possibile anche solo pensare che la guerra fredda possa offrire uno scenario adatto a racconti di eroi mascherati (così come vengono comunemente intesi). Perché alla fine, la sensazione che aleggia è che Watchmen sia un film su eroi mascherati, dimentico di quel carico di dolore che si porta dietro, del tempo in cui l’opera è stata scritta, del monito alla strategia della paura (svanita con il cambio di sceneggiatura dell’attentato di Ozymandias) e di tutte le altre tante storie contenute nell’opera. Quindi in definitiva il film in sé non è male, è gradevole da vedere, come un quadro, i costumi sono bellissimi, le musiche scelte veramente pertinenti, gli effetti speciali speciali, gli attori all’altezza del compito assegnatogli e straordinariamente somiglianti ai personaggi di china, il Gufo vince, il cattivo del film viene picchiato a dovere, la figa del film accasata e contenta, gli adolescenti appagati dalla trasgressiva scena di sesso fetish e dalle risse Matrix, il regista soddisfatto, i produttori arricchiti, e noi poveri mortali truffati per l’ennesima volta, il pubblico beota defraudato dell’ennesima occasione di arricchimento,ma il Comedian di tutto ciò non ne sarebbe affatto sorpreso…
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