Petit Château

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Le Petit Château è un centro di accoglienza situato in Belgio (Brussels) che un tempo fu prigione per gli italiani che, venduti dall’Italia come minatori, si rifiutavano di onorare il loro contratto e non volevano scendere nelle buche di 1000 e passa metri come quella tristemente nota di Marcinelle. Lo Stato italiano si appresta a demolire la cartiera di Rosarno, peccato. In una realtà parallela lo stanno pulendo e trasformando in un bellissimo centro di accoglienza dove gli immigrati dell’Africa hanno acqua corrente, letti puliti, sale ricreative, biblioteche e cittadini volenterosi imparano da loro a fare il cous-cous offrendo in cambio un sorriso e calore umano… Questo però in un mondo-altro che noi non conosciamo. Sono stanca di accendere la televisione, prendere il bus, andare al bar e sentire sempre le stesse litanie ignoranti. A quelli che mi dicono che “Se la sono presa con i cittadini che non c’entrano niente” voglio solo fare un invito a riflettere sul fatto che siamo tutti responsabili delle condizioni di lavoro di TUTTI nel nostro Paese, perché di questo sistema economico (alla frutta) facciamo parte anche noi. Quando con i soldi risparmiati dall’acquisto del barattolo di pelati a 30 cent, della pasta a 60 cent, delle arance a 80 cent ( e così via), ci compriamo il quarto cellulare, non ponendoci il problema di come l’azienda contenga i costi, anche noi siamo responsabili. E non parlo solo di tutela del lavoro nero in nero, ma dei nostri operai che con la beffa della flessibilità fanno ore ed ore straordinari non retribuiti, dei precari giovani e meno giovani, degli autonomi che versano contributi assurdi per una pensione paragonabile a quella sociale e via discorrendo.  Stamane ho sentito il solito leghista cavalcare l’onda del “Questi ci tolgono il lavoro”poiché l’Italia è piena di giovani disoccupati disposti a fare i braccianti agricoli; posso essere d’accordo con lui, ma il punto è un altro: quanti imprenditori sono disposti a pagare ad un bracciante tutto il dovuto? Quanti governanti si impegneranno per individuare lo sfruttamento, perseguire i colpevoli, sequestrare proprietà accresciute con la truffa e convertirle in cooperative agricole che accolgano i lavoratori bisognosi e volenterosi? Chi ci darà la dimostrazione che stavolta non c’è la volontà di manovrare la caccia al negrùn per far vedere che lo Stato interviene per il bene della cittadinanza indifesa e con l’aiuto della camorra buttarla ancora una volta in politica e in caciara, sulle spalle di cittadini e schiavi incolpevoli e inconsapevoli?

P.S.

Stavolta davvero avrei preferito non avere una canzone appropriata…

 

Mio padre seppellito un anno fa,

nessuno piu’ a coltivar la vite,

e verde rame sulle sue poche, poche unghie,

e troppi figli da cullare.

E il treno io l’ho preso e ho fatto bene

spago sulla mia valigia non ce n’era

solo un po’ d’amore la teneva insieme,

solo un po’ di rancore la teneva insieme.

Il collega spagnolo non sente non vede

ma parla del suo gallo da battaglia

e la latteria diventa terra

prima parlava strano e io non lo capivo

pero’ il pane con lui lo dividevo

e il padrone non sembrava poi cattivo.

Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno pagato Pablo, Pablo e’ vivo.

Con le mani io posso fare castelli,

costruire autostrade e parlare con Pablo,

lui conosce le donne e tradisce la moglie,

con le donne ed il vino e la

Svizzera verde.E se un giorno e’ caduto e’ caduto per caso

pensando al suo gallo o alla

moglie ingrassata come la foto,

prima parlava strano e io non lo capivo

pero’ il fumo con lui lo dividevo

e il padrone non sembrava poi cattivo.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.

Hanno ammazzato Pablo, Pablo e’ vivo.

vivo vivo vivo

(Pablo – Francesco De Gregori)

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