Archivi categoria: cosmironiche

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Dalle stalle alle stelle

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Kopi-luwak-cluwak5

Esiste un animale noto come zibetto delle palme o gatto del vino di palma (Paradoxurus Hermaphroditus), mammifero della dimensioni di un gatto, appartenente alla famiglia delle Viverridi, originario del sud-est asiatico e della Cina. Questo simpatico animaletto (che a tratti ci ricorda il Gurzo)  deriva il suo nome di Hermaphroditus dal fatto che sia i maschi che le femmine possiedono ghiandole odorifere sotto la coda che ricordano dei testicoli, con le quali spruzzano una secrezione maleodorante. In Shri Lanka sono famosi perchè insozzano con la loro spazzatura le soffitte e disturbano gli abitanti perché molto rumorosi. L’alimentazione di questi simpaticoni prevede, fra le altre cose, le bacche del caffè che, parzialmente digerite, vengono defecate insieme ai resti di altre cibarie. Caso vuole che in Indonesia abbiano pensato bene di raccogliere dagli escrementi le bacche indigerite del caffè  ed utilizzarle, previo lavaggio (…), come si farebbe di consueto con il chicco proveniente da altre lavorazioni. Direbbe mio padre “Dove c’è gusto non c’è perdenza”, ma poiché noi occidentali la sappiamo lunga, abbiamo pensato bene di farne un business. Come potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di prendere del caffè digerito e cagato da una bestia puzzona e rumorosa (sospettata di aver veicolato la SARS all’uomo) e trasformarlo in una prelibata bevanda dal nome esotico di Kopi Luwak  commercializzandola alla modica cifra di 500€ al Kg? C’è gente che paga 5 euri a tazzina per gustarlo. Leggendo in rete si scopre che la “lavorazione” enzimatica dello zibetto  sottrarrebbe al chicco il caratteristico sapore amaro, addolcendo la bacca e rendendo l’aroma floreale e fruttato, miracoli della natura. Alcuni sostengono che in realtà abbia un sapore un po’ bruciaticcio (per via della torrefazione post-digestione) e che in definitiva il risultato non si discosti molto dall’originale. Io non sono una tipa schizzinosa e chi mi conosce lo sa bene, ho mangiato bruchi affumicati dell’Africa sub-sahariana e berrei il caffè di zibetto senza neanche un problema sulla sua provenienza; il punto non è bere la merda dello zibetto, ma sentirsi fighi perché lo si fa, è tutta un’altra storia…

Buon ascolto…
Ma perché, come mai, ma perché,

in cucina non ci entro mai,

eh?

Cosa c’è nella padella

mmm che profumino,

fai assaggiare un pezzettino? Leggi il resto di questa voce

Search words: Pedicure Carla Bruni

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Utente di Libero con IP 151.51.41.# , Location Emilia Romagna, Operating system Macintosh MacOSX, Visit entry page http://boxjukebox.splinder.com, che controlli il mio blog a tutte le ore del giorno e della notte, ma soprattutto della notte. Tu che possiedi più di un pc, perché alternativamente per lo stesso IP varia l’OS (mac-win), avendo un vago sentore di chi tu possa essere vorrei suggerirti di darti pace, nel mio blog non c’è nulla che possa interessarti, né riguardarti, né includere te o persone a te vicine o affini. Tieniti pure lontano da questi lidi, ché non c’è nulla che ti coinvolge. Purtroppo per te, utente Mac, a me va tutto meravigliosamente, per cui se speri di trovare tristi sfoghi di disperazione datti pace, che non ne troverai. Se speri di trovare tracce di vita d’altri, datti ugualmente pace, che non ne troverai. Se speri di trovare indizi sul mio attuale stato d’animo, continua pure a darti pace, perché non sono affari tuoi. Se sei convinto che trapelino misteriosi segreti tra le righe dei miei scritti, fai pace con il tuo cervello che ormai sarà stanco. Perché scrivo ciò?  Un po’ perché mi  fai pena e volevo appagare il tuo desiderio di protagonismo, un po’ perché al di là di tutto mi fai anche un po’ schifo e volevo fartelo sapere. L’intenzione era quella di scrivere un divertente post sulle keywords con cui alcuni arrivano al mio blog, ma controllando i referrers la frequenza di accessi dal tuo dominio e con lo stesso IP è talmente dirompente che ha fatto passare in secondo piano tutto il resto…

PS

Adesso due o tre mitomani penseranno di essere i destinatari di questa irrisione, ma solo uno è L’Utente. Gioca anche tu con noi e scopri chi tra i ragazzi del blog è L’Utente. Si nasconde tra tanti incolpevoli visitatori, ma solo lui invece di dormire riesce a pensare a me alle 5:41 del mattino.

“L’Utente”, il nuovo reality di Splinder, entra e decidi chi vuoi nominare. Sarà forse Mastella? Ridge? Il giudice Santi Licheri? Dicci chi è secondo te l’Utente, colui che stava per lasciare un commento ma che intelligentemente si è appallottolato in un cestino della carta, preservando così il suo segreto.

I bloggatori che fecero l'impresa

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Tanto per cominciare poniamo un quesito FONDAMENTALE: perché se fossimo in Francia sarei una blogueuse, mentre qui in Italia sono una blogger e non una bloggatrice?

Dopo il quesito che girerò all’accademia della crusca, confesso il mio peccato: anche io sono una desperate macaron’s girl… Che volete? Ciascuno di noi ha un passatempo rilassante, un hobby, un rituale che lo aiuti a scaricare la tensione, a riflettere e rimettersi in armonia con il mondo circostante; per me è la cucina o meglio, la preparazione di dolci. Ho dunque approfittato delle vacanze pasquali per appagare varie richieste culinarie. Sono partita con una ricotta al limone, per passare ad un castagnaccio dolce, una cheesecake allo snickers ed approdare ai macarons. E’ dai tempi di Marie Antoinette della Coppola che combatto da un lato il desiderio di Converse rosa e dall’altro quello di fare dei macarons alla rosa. Mi sono poi resa contro che in questi giorni ho inconsciamente  acquistato e accantonato ingredienti che guarda caso avrebbero concorso a formare dei macarons. Così mi sono ritrovata a pensare a possibili abbinamenti perché: mai sia che sciupi un’occasione così preziosa per fare dei banali macarons al cioccolato…E’ stato così che dopo giorni di ricerche e studi sull’argomento, dopo aver letto e riletto i consigli di Mme Mercotte mi sono finalmente decisa. Premetto che non ho mai avuto la fortuna di mangiare dei macarons, li ho sempre solo visti in foto, li ho visti assurgere ad oggetto del desiderio di quanti su vari gastro-blog si misurano con la loro realizzazione, questo “trascurabile” dettaglio ha reso un po’ più ardua l’impresa, ma io non demordo. Ho quindi deciso di realizzare dei macarons ai seguenti gusti:

Rosa: Macarons alla mandorla –  ganache all’amarena

Gialli: Macarons allo zafferano – ganache al ruhm

Bianchi: Macarons alla mandorla – ganache al baileys al caramello

Marroni: Macarons al cacao – ganache al caffè.

Gli abbinamenti a detta di tutti erano ottimi, i miei preferiti senz’altro allo zafferano. Il sapore c’era tutto, la ganache gustosissima, l’unico problema è che le meringhe sembravano più delle lingue di gatto. Francamente un po’ me lo aspettavo… Ho voluto provare il “rito abbreviato” suggerito da molti e spacciato per sostituto soddisfacente della meringa italiana caldeggiata da Mme Mercotte ( Je vous en prie madame, pardonnez moi ), come volevasi dimostrare la strada per l’inferno è lastricata di lingue di gatto. Vi risparmio le foto dell’esperimento perché esteticamente non degne, ma da questa esperienza mi sento forgiata e pervasa di spirito nuovo, presto il termometro ad immersione sarà mio e la meringa italiana renderà giustizia al mio talento o viceversa..

 

Viaggi&Ingranaggi

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Uhm, vediamo di capirci: io non mi lamento mai , ma oggi butta proprio male, persino più di ieri che sono rimasta a piedi causa deterioramento più volte preannunciatosi, della batteria della macchina di mia sorella. Alle ore 10:10 parte il treno che dovrò prendere, da quella cessa di stazione di Montesilvano e per una volta mi concedo una mattina libera da ansie e decido di non partire da casa 3 ore prima. Arrivo in stazione alle 10:00 giusto in tempo per fare il biglietto e prendere il regionale per Loreto. Purtroppo l’emettitrice è fuori uso, entrambe le emettitrici vandalizzate sono inutilizzabili e sulle stesse campeggiano le scuse di Trenitalia. Su fondo arancione la compagnia delle Ferrovie dello Stato si scusa ed informa che sarà possibile acquistare i titoli di viaggio a terra, in una delle tabaccherie dell’elenco affisso in stazione. Poco male, non voglio avere fretta e cerco il fantomatico elenco: non c’è. Così affido i bagagli alla Ciciu e mi dirigo fiduciosa alla tabaccheria più vicina, che però non vende i biglietti per il treno. Così torno al binario e confidando nella comprensione del personale di bordo attendo l’arrivo del convoglio. Il capotreno mi saprà senz’altro aiutare, del resto ci sono una trentina di persone al binario e saranno tutte nella mia stessa condizione (salvo abbonati). Così quando il treno ferma mi precipito dalla capotreno e le spiego la situazione, chiedendo se posso fare il biglietto a bordo senza maggiorazione “No, sono 50 euro”. Ok, non posso pretendere che contravvenga al regolamento solo per la mia bella faccia, il rossetto rosso ed il foulard di seta con stupenda stampa anni ’70. Rassegnata abbandono la stazione con l’intento di partire dall’altra con il primo treno utile, anche cambiando destinazione. Decidiamo di passare da casa, che è di strada, e controllare gli orari dei treni, anziché andare dritti alla stazione di Pescara. Acquisto on-line il biglietto per un ESCity che mi porterà ad Ancona ( o in Ancona, a seconda di quale sia la vostra provenienza ), l’unico ostacolo ad una serena partenza è ora costituito dal bagaglio formato regionale che avevo costruito senza paranoie la notte prima. Infatti il treno sul quale salirò è cambiato e le specifiche tecniche che la mia tendenza ossessivo-compulsiva mi impone sono radicalmente cambiate. Non posso salire con un borsone, il portatile, la borsa ed una busta di carta con dentro gli ultimi regali e alcuni prodotti locali che avrei voluto riportare a Bologna, per prolungare il sapore di casa ancora per un po’. In men che non si dica mi ritrovo a disfare i bagagli e giocare a tetris con il contenuto, la borsa viene svuotata, il contenuto ripartito tra la borsa del portatile e il borsone. Alcuni regali riposti nella busta trovano posto sul fondo del borsone, ma alla fine mi tocca cassare diverse cose, tre cui una bottiglia di Rosso del Florano delle cantine Ruzzi, che mi sta proprio sulle palle aver lasciato. Alla fine salgo incazzata nera in macchina, con borsone simil-balla pressata per inceneritore, anzi termovalorizzatore e Ciciu sopporta in silenzio le mie invettive verso tutti gli utenti della strada che incrociamo. La saluto pregandola di non accompagnarmi al binario e per la prima volta in 5 anni acconsente senza proteste. Le stampo un bacio sulla guancia e nell’allontanarmi le imbratto il cappuccio della giacca nuova che le hanno regalato a Natale, con il malefico rossetto con cui oggi ho deciso di darmi carattere… Che disastro! Oggi proprio non va e  la giornata è appena iniziata. Informo i compagni di viaggio che mi raccoglieranno “in” Ancona del mio pessimo umore ed entrambi (lui e l’ego spropositato) affermano senza tema di smentita che sapranno placare lo stronzo che mi divora. Lo spero, anche perché il viaggio fino a Bologna sarà lungo e voglio evitare di trascorrerlo in preda al nervosismo parossistico della mattinata. Ora sono al mio posto 21, carrozza 7 placidamente sprofondata in un comodo sedile, il riscaldamento funziona, l’iTunes riproduca Time after time nell’interpretazione di Norah Jones, siamo ripartiti da San Benedetto del Tronto (dove peraltro ignoravo questo treno fermasse) e tra 38 minuti dovremmo essere in stazione, già mi sta salendo l’ansia da discesa, ma con quella credo dovrò convivere ancora un po’ in questa mia sgangherata esistenza.

 

…serviva Princeton

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Global Orgasm

Sincronizzate gli orologi, è iniziato il cowntdown. Alle ore 07:08 (ora italiana) di sabato 22 dicembre, ci sarà il secondo orgasmo globale per la pace, la giustizia sociale, la parità e contro il riscaldamento del pianeta… Funzionerà? Chi crede che tentar non nuoccia presti attenzione all’appello degli organizzatori:

Remember, over-population ( 6.8 bilion people an counting) is a major cause of ‘peak everything’, so please don’t make more babies in the Global-O.