Archivi tag: pensieriparole

Il tramonto e l'aurora

Standard

Cinque anni.
Cinque anni sono il tempo per ripulire la vita dagli avanzi. Oggi mi guardo intorno e non c’è più nulla che mi ricordi ciò che ho chiuso nel passato, che ho cancellato. Anche l’ultimo indumento è andato, portandosi via gli scenari cui aveva preso parte, e forse cinque anni bastano a ripulire la propria anima. Ormai i ricordi sono così sfuggenti…
Ho fatto posto a nuove cose e con loro sono entrati nella mia vita nuovi ricordi, al punto che il passato sembra non essere esistito, non essere stato che un sogno. Guardo un asciugamano consunto e penso che dovrei buttarlo, poi sì, tutto sarà ridotto in pattume come spazzatura è stata la mia vita per un po’. Ho permesso a realtà che non mi appartengono di sporcare il mio sorriso, ma sono una donna forte ed oggi ne sono più sicura che in passato. Mi specchio e stasera mi piace quel che vedo , domani forse no, ma qui e adesso sì.
Gli abbracci che ho ricevuto, i sorrisi che ho regalato, le risate di cui ho goduto con gli amici… persino le carezze che ho fito di non aver ricevuto. Tutto ha segnato il trascorrere del tempo e nulla è andato perduto, ogni nuovo tassello ha trovato la sua collocazione, forse qualcuno è rimasto fuori, ancora da capire, da collocare, ma sono dolci incertezze, per ora.
Chiudo gli occhi e mi scorrono davanti immagini strane e cerco di dare un senso ai sogni che faccio ultimamente, ai sorrisi, le parole, i miei sospiri e un po’ mi perdo in questi giorni e mi ritrovo tra i fogli sparsi e le canzoni sussurrate.
 

Annunci

Pocahontas blu

Standard

Polpettone che sa di già visto, Avatar è stato accolto dalla critica come un capolavoro “straordinario”, degno di recensioni più che positive e critiche lusinghiere. Leggo che ci sono voluti molti anni di lavoro (l’idea della sceneggiatura nacque già negli anni ’90) ed un budget più che ragguardevole, per realizzare il nuovo film dei record: costo, effetti speciali, incassi. A vederlo però, offre una trama scontata, con una circostanziale denuncia del colonialismo capitalista in favore di un ormai demodé sentimento new age, condito con l’immancabile storia di amore e valorosi guerrieri, ricalcando trame che da Piccolo grande uomo a L’ultimo dei Mohicani, passando per Mission fino a Balla coi lupi, avevano già raccontato tutto il raccontabile sull’argomento. Rimangono gli effetti speciali ai quali siamo ampiamente abituati, che mi fanno sembrare Cameron un bambino degli anni ’80 che dal Nintendo Entertainment System si dovesse trovare tra le mani una Wii e si convincesse di fare cose strabilianti cui nessuno penserebbe mai. Mi viene in mente Judi Dench che in Nine afferma “Dirigere un film è un mestiere sopravvalutato, lo sappiamo tutti. Devi solo dire sì o no, che altro devi fare? Niente. Maestro questo lo vuole rosso?Sì. Verde? No. Più comparse? Sì. Più rossetto? No. Sì, no, sì no: questo è dirigere”.  Terry Gilliam con L’ immaginario del Dottor Parnassus ha avuto grossi problemi di distribuzione, James Cameron fa una scoreggia in 3D e realizza incassi da capogiro, com’è ‘sta storia? Richard Corliss del Time  ha dichiarato che il film è «sicuramente la creazione più intensa e convincente di un mondo fantastico mai visto nella storia del cinema» e volevo pure vedere se con oltre 300 milioni di dollari riusciva a fare una cacata. Visivamente il film è suggestivo: bestie jurassiche multicolor, un po’ di Platoon qua, un po’ di Magritte là, tecnologia a pacchi, Sigurney Weaver al suo ennesimo incontro del terzo tipo, indiani/elfi alieni contro starship troopers/conquistadores, epico scontro finale ma di sicuro non è né originale e neanche particolarmente avvincente, in definitiva molto rumore per nulla.

Objects in the mirror are closer than they appear

Standard

“La solitudine dei numeri primi” è il libro che oggi avrei voluto scrivere. Un libro sull’incapacità di perdonarsi e di perdonare; sulle ferite adolescenziali visibili o meno, che ci trasciniamo dietro nell’adultescenza, noi che apparteniamo ad una generazione nuova. Esistenze scandite da nuove tappe e nuove iniziazioni. Paolo Giordano scrive di sentimenti estranei alle orecchie dei più, troppo a lungo taciuti e dissimulati. La storia lineare di due bambini, poi adolescenti, poi giovani adulti, ci riconcilia con la parte tragica del nostro io, laddove l’handicap fisico ed il lutto violento si amalgamano  sfumando nel dolore sordo della solitudine che ci portiamo dentro. Non serve essere numeri primi per saperlo ma, chi in un modo chi nell’altro, sprofonda in una solitudine che è prigione e protezione al tempo stesso, da cui fuggire è impossibile e che non svanisce mai del tutto, può lasciare filtrare un profumo nuovo ed un nuovo giorno carico di speranze, può mutare forma e colore, ma sarà sempre lì a farci compagnia: unico vero punto di rifermento. Il racconto delle occasioni perse che non ritorneranno, delle storie che si perdono per una parola non detta, quando si è troppo testardi per scoprirsi.

Watchman: il film

Standard

Ultrazine

E’ impossibile commentare il film prescindendo dalla graphic novel da cui è tratto.
Non sono una purista dell’adattamento, mi sono sempre trovata a litigare con chi lamentava, in passato, tagli e manomissioni alle trame in favore di una più fluida sceneggiatura, ma quando ci si accosta a quelle opere che appartengono al gotha dell’arte bisognerebbe fare molte attenzione.
La mia generazione ha lottato a lungo per lo sdoganamento di quelle che troppo a lungo sono state considerate arti minori o forme espressive di serie b ed è partendo da questa necessaria premessa che cerco di capire se questo film renda o meno giustizia alla storia tanto amata. Watchmen è una racconto terribile che affronta insieme una moltitudine di tematiche, citarne alcune farebbe torto alle altre e a tutte le sfumature che sicuramente non ho colto. Ciascuno di noi si accosta alla lettura con il proprio bagaglio di esperienze e la filtra attraverso la propria sensibilità, questo porta il singolo a ritenere alcuni aspetti di una storia più appassionanti di altri, le inclinazioni personali non possono però adombrare il significato profondo che un autore trasmette con la sua opera. In questo caso il romanzo è corredato dalla forza della rappresentazione visiva che ne amplifica il significante. E’ quindi da lettrice della graphic novel che mi chiedo se il film sia stato o meno un esperimento riuscito. Visivamente il film è stupendo, non avrebbe potuto essere diversamente laddove le immagini ricalcano i disegni, pregevoli sono anche i reinserimenti delle tavole in momenti diversi (ad esempio il dott. Manatthan che cammina sull’acqua, sostituito dal modello dello spot televisivo che il Comedian guarda durante le prime scene del film) o il richiamo alla cultura anni ’80 (Warhol e Bowie). La sensazione è che il processo creativo si esaurisca con i titoli di testa che ben assolvono al gravoso compito di riassumere l’era dei minuteman, per poi lasciare il passo ad una sempre crescente mortificazione delle intenzioni di Moore-Gibbons. Non starò a raccontare cosa sia Watchmen (il romanzo) a coloro che non hanno mai avuto l’intenzione di leggerlo (chi l’ha avuta e non lo ha fatto è imperdonabile e chi non ne ha avuto occasione è da compatire), però mi chiedo cosa sia questa opera filmica che prende quella che Terry Gilliam ( che a lungo ha accarezzato l’idea di trarne un film in 5 episodi) definisce la “Guerra e pace dei romanzi grafici” e ne fa un qualcosa che è a metà tra la perfezione e il grossolano errore. Assodato che la trasposizione cinematografica delle tavole dei fumetti ( vedi Sin city e 300) porti ad un risultato affascinante, reso possibile dalle sempre più crescenti opportunità offerte dalla computer grafica, quanto è meritevole chi prende l’immaginario bell’e pronto di un altro, lo usa ottenendo così delle immagini fortemente suggestive e ne disperde i contenuti trasformando la crudezza in crudeltà? Rorschach si sarebbe mai accanito con un’accetta sul cranio dell’assassino della bambina scomparsa? No. La natura giudice che possiede e che gli fa scegliere un comportamento divino, collocandosi al di sopra della società  (Leveranno lo sguardo gridando “Salvaci!” e io dall’alto gli sussurrerò “no”) fa da contraltare al Dio-Manatthan che dal suo freddo osservatorio, lontano dal tempo e dallo spazio, alla condizione umana non può più accedere. Della condizione umana (che con gli eroismi non ha nulla a che vedere) e della sua disperata miseria, della cui dolorosa comicità il Comedian coglie tutta la veridicità scevra da moralismi, nel film non c’è traccia. Ho sentito parlare di “aspetto umano e frustrazione degli eroi” da chi ha visto il film senza leggere prima il romanzo e mi chiedo come sia possibile anche solo pensare che la guerra fredda possa offrire uno scenario adatto a racconti di eroi mascherati (così come vengono comunemente intesi). Perché alla fine, la sensazione che aleggia è che Watchmen sia un film su eroi mascherati, dimentico di quel carico di dolore che si porta dietro, del tempo in cui l’opera è stata scritta, del monito alla strategia della paura (svanita con il cambio di sceneggiatura dell’attentato di Ozymandias) e di tutte le altre tante storie contenute nell’opera. Quindi in definitiva il film in sé non è male, è gradevole da vedere, come un quadro, i costumi sono bellissimi, le musiche scelte veramente pertinenti, gli effetti speciali speciali, gli attori all’altezza del compito assegnatogli e straordinariamente somiglianti ai personaggi di china, il Gufo vince, il cattivo del film viene picchiato a dovere, la figa del film accasata e contenta, gli adolescenti appagati dalla trasgressiva scena di sesso fetish e dalle risse Matrix, il regista soddisfatto, i produttori arricchiti, e noi poveri mortali truffati per l’ennesima volta, il pubblico beota defraudato dell’ennesima occasione di arricchimento,ma il Comedian di tutto ciò non ne sarebbe affatto sorpreso…

Cani al guinzaglio

Standard
Sono “emigrata” dalla mia città natale nel 2002. Vivo a Bologna e se non sapessi di poter rivedere i miei cari quando voglio, impazzirei. Mi muovo in autobus e a piedi e quando incontro qualcuno lo guardo negli occhi. Mi chiedo spesso cosa ci sia dietro gli sguardi più disparati che incrocio: nostalgia? Solitudine? Gioia? Stanchezza? Tristezza? Le mie domande restano senza risposta, ma di una cosa sono certa: non si lascia il proprio paese per il puro gusto di farlo.
Pacchetto è una parola che mi fa pensare ad una carta naive e ad un fiocchetto argentato, che celino solitamente un petit cadeau, un gioiello forse… Pacchetto è anche un insieme di norme e provvedimenti. Questo secondo pacchetto non nasconde nulla di prezioso e ci inculerà tutti.
Vengono dibattuti e approvati in questi giorni, gli emendamenti al famigerato e “mal capito” Pacchetto Sicurezza che ci salverà dall’immigrazione clandestina e dalla correlata criminalità. FINALMENTE!! Era ora che qualcuno facesse qualcosa in merito e sono veramente sollevata dalla solerzia con cui la Lega Nord in primis, (ma il  PdL  non in secundis) farà sì che non facciamo la fine degli Indiani.
Indiano riserve immigrazione 
 
Certo che più passa il tempo, più questo Governo mi mette di fronte alla mia ignoranza. Per anni ho vissuto nella convinzione che Pellirosse, Indios, Inca, Aztechi, fossero stati sterminati e conquistati, passati a fil di spada ed estinti a suon di cannonate. Ma è evidente che fosse tutta una bufala, anche questa ce l’avevano spiegata male, come l’emendamento al cadeau approvato ieri in Senato. Le vigenti norme prevedevano che i medici non fossero tenuti in passato a segnalare l’accesso di un immigrato irregolare al servizio sanitario nazionale e così denunciarlo, poiché non era testimone di alcun reato. Ora questa violazione del diritto del medico ad esercitare il suo ruolo di integerrimo delatore è svanita, poiché d’ora in poi il medico dovrà denunciare il reo alle autorità. Infatti non dimentichiamoci che adesso pascolare irregolarmente su suolo italiano è reato penale e pure retroattivo !
Imperversano da ieri le polemiche di quanti (come la Lega afferma senza sosta) hanno capito male la norma o gliel’hanno spiegata male (come alla Gruber…nota cerebrolesa del panorama giornalistico italiano, che ha bisogno di un leghista esplicatore), infatti durante la trasmissione Otto e mezzo il senatore Sandro Mazzatorta riporta il dibattito su di un piano più sensato ricordando che la preoccupazione di chi al SSN è addetto, rispetto al rischio prodotto dalla defezione alle cure dei migranti è “…comprensibile dal punto di vista dei medici, ma noi facciamo un altro lavoro. Noi abbiamo il dovere di combattere l’immigrazione clandestina”. Che sciocchini questi medici, ma non lo sanno che il ministero della sanità non esiste neanche più, che è stato accorpato a quello del lavoro e delle politiche sociali? Che il loro ministro non è Sacconi, ma Brunetta? Che l’unica preoccupazione dello Stato è che in quanto dipendenti pubblici timbrino il cartellino e non saltino il tornello? Non possiamo mica pretendere che i senatori comprendano problematiche quali l’epidemiologia del cervicocarcinoma nell’Africa sub sahariana, o che le donne in parlamento e senato si incazzino perché ancora una volta in Italia si percorre la strada che porterà a far infilare ferri da calza nell’utero di una donna.
Siamo seri, non comportiamoci come se l’Italia avesse mai regolamentato il diritto di asilo. Di fatto, pur avendo aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, siamo fermi alla legge del 1990 (emendata nel 2002 Bossi-Fini ed attuata nel 2005…con comodo), persino Amnesty International lo ha sottolineato e a nulla serve che la nostra Costituzione all’articolo 10 comma 3 reciti:
 
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
 
Diciamoci la verità noi gli immigrati non li vogliamo. Inutile parlare di flussi regolarizzati, capacità di accoglienza, disperati ancor più disperati, aiutarli nel loro paese, che delinquano a casa loro, che se noi andiamo là non possiamo fare quello che ci pare, che tra un po’ clandestini saremo noi, che ci tolgono il lavoro, la casa, i diritti, che ci stuprano le donne, ci rubano i bambini, assaltano le ville, spacciano, ammazzano e sono clandestini, brutti, sporchi, poveri, puzzolenti,ignoranti e insudiciano con la loro presenza le nostre linde città.
Mai nessuno che abbia la faccia dire questa semplice verità. Che c’è di male? A me stanno sui coglioni  ferraresi e leghisti, dovrebbero bruciarli al fosforo bianco, come a Gaza. Io non mi lamenterei mica, e son sicura che se ci mettessimo in 15 in una stanza con il potere di lanciare missili stermineremmo 2/3 dell’Italia in una giornata di delirio campanilista, figuriamoci accogliere profughi o poveracci di altri paesi! 
Purtroppo però dobbiamo confrontarci con l’inaspettata civiltà dei lampedusani che da anni conoscono il dolore di popoli perseguitati e afflitti da disdicevoli eventi che sventuratamente gli consentirebbero, in un paese civile, di godere dello status di rifugiato. Pare infatti che a Lampedusa  ci si commuova facilmente di fronte al dramma dei negri che vogliono entrare in Italia e forse si sentono le mani sporche di sangue per gli accordi stipulati in questi anni con la Libia che prende i migranti attraverso il proprio paese e li detiene in appositi campi che abbiamo sovvenzionato e nei quali si perpetrerebbero abusi e torture (così come denunciato da più rapporti internazionali). Anche qui abbiamo avuto i nostri 5 minuti di notorietà e ci siamo attirati l’attenzione di Amnesty International che si è espressa contro il respingimento in Libia di potenziali rifugiati politici, ma del resto dopo la nave della Cap Anamur ed il processo ancòra in corso per favoreggiamento nei confronti degli ufficiali di bordo come fanno a stupirsi ancora? La posizione dell’Italia è chiara e non è colpa di chi è al governo che fomenta le paure dei cittadini, l’ansia di sicurezza è spontanea, basta girare per strada e tendere l’orecchio ai discorsi che si fanno, il nazionalismo permea tutto il permeabile, non si tratta di altro… Siamo meschini e gretti, vogliamo rivendicare il nostro diritto a fotterci da soli, a fare dell’Italia ciò che vogliamo, a tenerci una classe politica corrotta, a mangiare pizza connection e scendere in piazza solo quando vinciamo il mondiale, a riconoscere la mano di Dio nella permanenza di Kakà al Milan, a credere che sia un merito essere nati a questa latitudine e pensare di aver esercitato un nostro diritto dando fuoco ad un barbone…sorry !clochard , adesso siamo politically correct anche quando spaliamo merda, quindi chiameremo le cose brutte con bei nomi affinché ingoiare l’ennesimo boccone amaro appaia meno indigesto, affinché non si capisca bene che gli immigrati hanno lo stesso diritto che abbiamo noi di camminare per le strade di tutto il mondo in virtù del fatto che non siamo bestie, che non possiamo assicurare nessuno al proprio territorio con un guinzaglio ergendoci a guardiani impietosi delle frontiere, che gli Stati, le Nazioni, i Regni, gli Emiri, le regioni sono convenzioni, che siamo tutti umani e terrestri e che questa mentalità medioevale è in chiaro contrasto con ogni principio di umanità e buon senso. I principi di cui fingiamo per perbenismo di volerci fare portavoce, gli stessi che portano i benpensanti ad ergersi a difesa della vita (vegetale di una ragazza in coma) e non di quella di chi è vivo e muore, per un’idea, una fede, un colore di pelle o un sesso sbagliati, beh quei principi non esistono…
Ed oggi sì, mi pesa vivere in questo pese ed essere italiana, mi fa male guardarmi intorno e sentirmi impotente mentre tutto va a rotoli, mentre tutto precipita in una direzione che non vorrei, mentre nessuno vede oltre la punta del proprio naso. Mentre per l’ennesima volta ascolto la frase “Sì, rimandateli tutti a casa”. Così, in attesa che il Cota di turno ci ripeta che abbiamo capito male, chiudo come di consueto con una canzone che non è la scelta più prevedibile ma che riassume bene il mio pensiero, i miei sentimenti e le mie riflessioni. La natura raminga è insita nell’uomo, sia che cerchi una patria, che un ideale…
 
Nomadi che cercano gli
angoli della tranquillità
nelle nebbie del nord e nei
tumulti delle civiltà
tra i chiari scuri e la monotonia
dei giorni che passano
camminatore che vai
cercando la pace al crepuscolo
la troverai
alla fine della strada. Leggi il resto di questa voce